Finte società create per evadere l’Iva e vendere petrolio a prezzi stracciati: sequestro per 109 milioni di euro

L’operazione della Guardia di Finanza di Udine e sviluppata in tutta Italia (e in molti paesi Ue) è partita da alcuni controlli a Tarvisio: si parla di bancarotta fraudolenta, Iva non pagata per oltre 240 milioni di euro, tre arresti e venti denunciati

La vasta operazione della Gdf ha portato a tre arresti e venti denunce: tutto è partito da un controllo al confine a Tarvisio
La vasta operazione della Gdf ha portato a tre arresti e venti denunce: tutto è partito da un controllo al confine a Tarvisio

Finte società, petrolio venduto a prezzi stracciati, bonifici verso la Cina e società estere e fatture non pagate con un buco che si aggira sui 240 milioni di euro. In più un sequestro per 109 milioni di euro Sono questi i punti cardine dell’operazione “Calipsee Oil”, l’inchiesta che i finanzieri del comando provinciale di Udine hanno portato a termine con la Procura di Milano. Tre le persone arrestate, venti quelle denunciate. 

Le indagini, in gran parte sviluppate all’estero, hanno portato all’esecuzione di due distinti provvedimenti di custodia cautelare emessi nei confronti di 3 amministratori di diverse società con sede a Milano e Caserta, con l’accusa a vario titolo di bancarotta fraudolenta, in un più esteso contesto di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. I finanzieri, inoltre, tra Milano, Roma e Napoli hanno sequestrato 80.000 euro di denaro contante.

Le complesse operazioni all’estero della Gdf

Il giro tra società off-shore e i paesi Ue

L’intera operazione coinvolge, come detto, tutta Italia e gran parte dei Paesi europei. Da cosa parte? L’indagine ha avuto origine dai controlli su strada al confine italo-austriaco di Tarvisio nei confronti di alcune autocisterne di gasolio provenienti da Paesi dell’Europa orientale. I successivi sviluppi dei dati acquisiti nel corso dei controlli hanno messo in luce una complessa operazione continua e costante di forde frode carosello all’IVA. A questo punto, quindi, il procedimento la palla passa alla Procura di Milano.

Dagli accertamenti è emerso che la frode, realizzata principalmente negli anni dal 2016 al 2018, è stata perpetrata grazie a società «cartiere», praticamente delle società a mo’ di scatole vuote che emettono fatture per operazioni inesistenti. Il giro del denaro, però, avveniva attraverso i prodotti petroliferi, generalmente di origine spagnola e provenienti in larga parte da fornitori maltesi, che venivano commercializzati con trasporti via petroliera attraverso uno schema preordinato di cessioni e acquisti tra diverse imprese con sede in Italia e in altri Paesi esteri, al solo scopo di far ricadere gli obblighi tributari del pagamento dell’Iva sulle finte società che a loro volta non versavano un euro all’Erario. 

In questo modo, i beneficiari della frode ottenevano un indebito vantaggio fiscale e, soprattutto, erano presenti sul mercato dei carburanti a prezzi del tutto concorrenziali, a svantaggio degli altri operatori.

Le indagini all’estero e il denaro diretto in Cina 

I finanzieri del Nucleo di Udine, tramite complesse indagini all’estero, hanno così ricostruito un vasto fenomeno di riciclaggio e autoriciclaggio internazionale degli illeciti profitti realizzati, pari a circa 23 milioni di euro, realizzato con la complicità di imprese maltesi e società off-shore, oltre al ricorso di organizzazioni cinesi operanti in Italia.

Quest’ultimo modus operandi veniva attuato attraverso sistematici bonifici verso la Cina e Hong Kong, giustificati da inesistenti operazioni commerciali di acquisto di beni e servizi da imprese ubicate nei citati paesi asiatici. La simulazione è risultata evidente quando è stato possibile accertare che le fatture in apparenza emesse dalle società asiatiche, nella realtà erano spesso autoprodotte dai medesimi imprenditori italiani. Dopo il trasferimento di fondi all’estero, gli stessi autori della frode all’IVA si rivolgevano a persone di nazionalità cinese operanti a Milano, Roma e Catania da cui ottenevano il controvalore in denaro contante dei bonifici indirizzati verso la Cina.

Le imposte evase

Sul piano amministrativo, al fine di consentire il recupero delle imposte evase, sono state eseguite 3 attività di verifica fiscale nei confronti di due imprese con sede a Milano e della stabile organizzazione nazionale di una società estera con sede negli Emirati Arabi Uniti. Al termine delle attività ispettive a carattere tributario, sono stati constatati  76 milioni di euro di Iva evasa e circa 1 milione di Ires non versata.

Il contesto criminale è stato ricostruito attraverso articolate indagini che hanno impegnato le Fiamme Gialle di Udine per oltre due anni, principalmente attraverso plurime richieste di collaborazione giudiziaria internazionale, con 50 rogatorie all’estero e ordini di indagine europei indirizzati verso più di 20 Stati, sia in ambito U.E. che al di fuori dell’Unione, nella prospettiva di individuare i patrimoni illecitamente accumulati, per procedere al successivo sequestro proposto per un ammontare complessivo di circa 100 milioni di euro, comprensivo delle proposte avanzate in seguito alle verifiche fiscali e alle condotte di riciclaggio in seguito individuate per un importo pari a circa 23 milioni di euro.

Alla luce delle complessive investigazioni il Pubblico Ministero, tenuto conto della gravità dei reati, ha chiesto e ottenuto dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano l’emissione di due distinte ordinanze di applicazione delle misure cautelari personali in carcere nei confronti di 3 amministratori di società di Milano e Caserta. A due degli arrestati, residenti in provincia di Roma e Napoli, è stata anche contestata la bancarotta fraudolenta per il fallimento della società milanese da loro gestita.

Due degli arrestati sono risultati coinvolti anche in una nuova e più recente attività illecita caratterizzata, analogamente alla precedente, da un’imponente frode a carosello perpetrata dal 2017 al 2021 nel settore dei pannelli fotovoltaici importati dalla Cina e successivamente commercializzati in Italia. La frode è stata realizzata da 6 società operanti tra Milano e Brescia, le quali hanno poi riciclato i relativi proventi ricorrendo, anche in questo caso, ad organizzazioni cinesi presenti nel territorio nazionale.

La nuova indagine, denominata «SOL LEVANTE», tuttora in corso, è nata da una ramificazione della precede operazione ed è stata supportata da una parallela attività amministrativa in materia fiscale svolta dall’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate. In quest’ultimo ambito sono in corso d’esecuzione sequestri per equivalente per complessivi 109 milioni di euro, riconducibili alle imposte evase (IVA) e all’attività di riciclaggio.

Quanto sopra si comunica per il diritto di cronaca costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati che, in ragione della fase di indagini preliminari, sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti la colpevolezza.

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