Case di comunità, paradosso Fvg: quasi tutte attive, ma nessuna è ancora completa
Il report GIMBE sulla riforma del PNRR: quasi tutte le Case della Comunità hanno almeno un servizio, ma nessuna è pienamente operativa. Bene il consenso al fascicolo elettronico, più indietro gli ospedali di comunità

Il Friuli Venezia Giulia accelera sull’attivazione della sanità territoriale, ma resta indietro sulla sua piena operatività.
È questo il paradosso che emerge dal monitoraggio della Fondazione GIMBE sulla riforma prevista dal PNRR: strutture quasi tutte avviate, ma ancora lontane dal funzionare davvero.
I numeri collocano la regione tra le più avanti in Italia per diffusione dei servizi. Su 32 Case della Comunità programmate, ben 30 hanno attivato almeno un servizio, pari al 93,8%, oltre il doppio della media nazionale ferma al 45,5% .

CASE DELLA COMUNITÀ: ATTIVE, MA NON COMPLETE
Un risultato che certifica la capacità del sistema regionale di mettere in moto la rete territoriale. Ma il dato cambia radicalmente se si guarda alla completezza dei servizi: nessuna struttura risulta pienamente operativa.

È qui che emerge il limite della riforma. «La presenza parziale dei servizi – spiega il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta – non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma le rende poco attrattive per i cittadini» .

Le Case della Comunità dovrebbero rappresentare il fulcro dell’assistenza di prossimità, con équipe multiprofessionali, assistenza domiciliare, specialistica e integrazione con i servizi sociali. Ma senza tutti questi elementi, il modello resta incompleto e fatica a diventare un vero punto di riferimento.
IL NODO PERSONALE
A pesare è soprattutto la carenza di personale sanitario. Anche dove i servizi sono stati formalmente attivati, la mancanza di medici e infermieri impedisce di garantire un funzionamento continuativo.
«Senza personale sanitario – osserva Cartabellotta – le strutture restano, nei fatti, scatole vuote» .
Un problema che riguarda l’intero Paese, ma che nel caso del Friuli Venezia Giulia evidenzia una distanza tra velocità di attivazione e capacità di rendere le strutture realmente operative.
OSPEDALI DI COMUNITÀ: AVANTI MA NON ABBASTANZA
Sul fronte degli ospedali di comunità, la regione si colloca sopra la media nazionale, ma con numeri più contenuti. Su 14 strutture previste, 5 hanno attivato almeno un servizio, pari al 36%, contro una media italiana del 27% .

Anche in questo caso, però, nessuna struttura è pienamente funzionante. Un segnale che conferma come il problema non sia solo infrastrutturale, ma legato all’organizzazione dei servizi e alla disponibilità di personale.
«Il ritmo di attivazione rimane troppo lento rispetto agli obiettivi europei», avverte Cartabellotta, sottolineando come a pochi mesi dalla scadenza del PNRR il sistema sia ancora lontano dai target .
I DATI IN PILLOLE
• Case della Comunità: sono 32 quelle programmate di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 30 (93,8%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 45,5%; dati Agenas al 31 dicembre 2025);
• Ospedali di Comunità: sono 14 quelli previsti di cui, secondo gli ultimi dati disponibili, 5 (36%) con almeno un servizio dichiarato attivo (media Italia 27%; dati Agenas al 31 dicembre 2025);
• Nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale sono disponibili 13 documenti del totale delle 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023 (media Italia: 14 documenti; dati Ministero della Salute e DTD al 30 settembre 2025);
• L’82% dei cittadini della Regione ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Media Italia: 44% (dati Ministero della Salute e DTD al 30 settembre 2025)
Case della Comunità con almeno un servizio dichiarato attivo

Case della Comunità con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi

Ospedali di Comunità con almeno un servizio dichiarato attivo

FASCICOLO SANITARIO: ALTA ADESIONE, MA DATI PARZIALI
Sul fronte digitale, il Friuli Venezia Giulia mostra un quadro più articolato. Nel Fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili 13 delle 20 tipologie di documenti previste, leggermente sotto la media nazionale di 14 .
Molto positivo invece il dato sul consenso dei cittadini: l’82% ha autorizzato la consultazione dei propri dati, quasi il doppio rispetto alla media italiana del 44%.
Un risultato che indica una buona diffusione dello strumento e una maggiore fiducia nel sistema digitale. Tuttavia, anche in questo caso, la piena efficacia dipende dalla completezza dei dati e dall’integrazione tra i diversi livelli di assistenza.
«Senza interoperabilità reale e senza dati completi – sottolinea Cartabellotta – il Fascicolo sanitario elettronico rischia di restare un’infrastruttura incapace di generare benefici concreti» .
IL RISCHIO PNRR
Il quadro regionale si inserisce in un contesto nazionale ancora critico, con la scadenza del 30 giugno 2026 sempre più vicina. «Siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo», avverte Cartabellotta, evidenziando ritardi e forti disuguaglianze tra territori .
I rischi sono concreti: mancato raggiungimento degli obiettivi, perdita di risorse e, soprattutto, una riforma che non produce benefici reali per i cittadini.
«Il pericolo più grave – conclude – è quello di completare formalmente gli obiettivi senza migliorare davvero l’assistenza, lasciando in eredità strutture incomplete e una sanità territoriale inefficace» .
UNA RETE ANCORA DA COMPLETARE
Il Friuli Venezia Giulia mostra dunque una buona capacità di attivazione delle strutture, ma deve ancora completare il passaggio decisivo: renderle pienamente operative.
La sfida, nei prossimi mesi, sarà colmare il divario tra quantità e qualità dei servizi. Perché senza personale, integrazione e completezza dell’offerta, la sanità territoriale rischia di restare una riforma solo a metà.
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