Corte dei Conti: nel 2025 recuperati 3,3 milioni di euro, 843 le denunce

La relazione del neo procuratore regionale, Alberto Mingarelli, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2026 

Valeria Pace
La cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2026 (Foto Bruni)
La cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2026 (Foto Bruni)

La Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia nel 2025 ha recuperato 3,3 milioni di fondi a favore dei bilanci pubblici, in linea con gli anni passati, mentre le istruttorie aperte ammontano a 367. Sono alcuni dati contenuti nella relazione del neo procuratore regionale, Alberto Mingarelli, e diffusi in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2026, oggi, 6 marzo, a Trieste.

L’attività della Procura si è concentrata su vari temi, da frodi sui contributi regionali per la benzina, a quelle su aiuti di Stato per l’export e l’energia. La sezione regionale della magistratura contabile ha aperto l’anno giudiziario 2026 tra l’esposizione dell’attività conclusa nel 2025 e una forte critica della riforma della Corte dei conti che inizierà ad avere i suoi effetti a partire da quest’anno.
Una Spa del Pordenonese che si occupa di macchinari agricoli è stata citata in giudizio per aver arrecato danni per oltre 45 milioni di contributi statali a favore dell’export erogati da Simest, società controllata a maggioranza da Cassa depositi e prestiti che si occupa di agevolare l’internazionalizzazione delle imprese. La società era riuscita a ottenere i contributi grazie a una complessa triangolazione con un’intermediaria svizzera e una società estera collocata in Asia.
Da 10 milioni invece il danno arrecato al Gestore dei servizi energetici (Gse) a causa di una società che produceva certificati bianchi (titoli di efficientamento energetico) senza che alcun lavoro venisse eseguito.
Due i casi di malasanità che hanno determinato inviti a dedurre (notifiche al presunto responsabile di un danno erariale prima della citazione in giudizio) per 500 mila euro ciascuno. Questo l’importo quantificato del danno subito da Arcs (Azienda regionale per il coordinamento della salute), pari alla franchigia dell’assicurazione. In un caso si trattava di un errore di un tecnico perfusionista che ha portato alla morte del paziente, durante un intervento di bypass aorto-coronarico. C’è poi anche una condanna parziale da oltre 93 mila euro per una cattiva gestione di un parto contestate a una ginecologa e un’ostetrica.
Significativi anche i danni provocati al bilancio regionale da una frode sulle agevolazioni regionali per la benzina, in cui i gestori di alcune pompe di benzina avevano dichiarato minori introiti per oltre 307 mila euro.
 

 

 

 

 

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