Come ci si adatta al clima che cambia

“Adaptation” racconta venti storie di resilienza in regione. La troupe ha percorso 2.500 chilometri per riprendere la laguna, il Tagliamento, le vette e i ghiacciai del Montasio e del Canin

Giacomina Pellizzari
Il letto del fiume Tagliamento in un’immagine scattata da Marco Barretta e pubblicata sul web doc Adaptation
Il letto del fiume Tagliamento in un’immagine scattata da Marco Barretta e pubblicata sul web doc Adaptation

I ghiacciai del Montasio e del Canin sono resilienti, il Consorzio boschi carnici è stato il primo a creare i crediti di carbonio e a venderli al Consorzio per l’acquedotto del Friuli centrale (Cafc), il depuratore di Acegas Aps Amga parla con il mare e l’Università degli studi di Udine mette a punto le strategie di lotta biologica per combattere i patogeni favoriti dai cambiamenti climatici.

E poi ci sono la start-up Agrivello e l’azienda di Gonars Re49 impegnate, rispettivamente, nella trasformazione della lana in concime e degli ombrelloni e dei pneumatici in scarpe. Queste sono solo alcune delle 20 storie di adattamento al cambiamento climatico, raccontate nel Web doc Adaptation.

Il progetto giornalistico, al quale partecipa come media partner il gruppo editoriale Nem Multimedia è stato presentato mercoledì 31 gennaio, a Udine, nel corso di una tavola rotonda moderata dal vice direttore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini.

Clima, "Adaptation" racconta storie di resilienza in Friuli Venezia Giulia

Il tema

Adaptation (www.adaptation.it) racconta cosa fa l’umanità per uscire indenne o quasi dagli effetti dei cambiamenti climatici. Marco Merola, giornalista e ideatore del progetto, sostituisce i concetti catastrofici con il termine adattamento per creare una nuova sensibilità turistica e un diverso approccio con la natura.

L’obiettivo è stato colto da Promoturismo condividendone la visione. Il fatto che l’uomo e la natura si adattino all’innalzamento delle temperature è «la risposta per continua a sperare, a vivere e progredire».

In apertura dei lavori, lo ha sottolineato anche il direttore di Promoturismo, Antonio Bravo, nel ricordare che «Promoturismo, attraverso la sua attività, semina concetti di sostenibilità» anche quando realizza e utilizza gli impianti di innevamento artificiale delle piste da sci.

«La neve artificiale – ha sottolineato Bravo – quando si scioglie rientra nel circolo comunale dell’acqua. Anche questo è un circolo virtuoso». Sicuramente è un esempio basato sulle filiera del riciclo che coinvolge il Friuli Venezia Giulia.

«Una regione – ha aggiunto Merola – complessa, bella e interessante, ma nello stesso tempo terribilmente fragile. Il giornalista con la sua troupe ha percorso 2 mila 500 chilometri. Alternando le riprese in laguna e sulle vette, ha colto al volo le occasioni inattese come quando sulla riva del lago di Verzegnis ha, casualmente, incontrato il team dell’Ente tutela pesca regionale, il quale non gli ha negato l’intervista.

La tavola rotonda

A Udine, il confronto tra i resilienti dei cambiamenti climatici ha offerto molti spunti di riflessione. A iniziare dall’obiettivo da raggiungere attraverso l’efficientamento e la compensazione delle emissioni residue avvalendosi di realtà presenti sul territorio, tra cui il Consorzio boschi carnici.

Così il direttore del Cafc e rappresentante della rete Smart water, Massimo Battiston, aggiungendo il trattamento e il recupero dei fanghi in un hub dedicato per l’intera rete dei gestori a San Giorgio di Nogaro, il recupero e la lavorazione delle sabbie per l’edilizia.

Pure l’amministratore delegato Acegas-Aps-Amga, Roberto Gasparetto, ha raccontato l’elettrificazione delle banchine del porto di Trieste, il trattamento dei reflui al depuratore di Servola, con il supporto di Ogs e dell’azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi).

Ma anche la riqualificazione del complesso Venus di Marina Julia e la creazione del gemello digitale della rete idrica triestina. E se adattamento significa scommettere su recupero e filiera corta, la risposta non può che essere quella di Agrivello e Re49 e della ricerca scientifica in corso all’ateneo friulano dove la ricercatrice, Alessandra Di Francesco, studia il passaggio di specie dei patogeni fungini e i bioformulati per affrontare le malattie che colpiscono non solo la vite.

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