Stroncata da un malore dopo l’influenza

Azzano Decimo: improvvisa morte di Bruna Sam, 56 anni, nipote dello scultore Pierino. Si valuta se eseguire l’autopsia

AZZANO DECIMO. A 56 anni, è mancata improvvisamente Bruna Sam, nipote di Pierino Sam, il celebre artista di Tiezzo di Azzano Decimo scomparso nel 2010. La donna, che lascia la madre Mara e la sorella Fabiola, è stata colta da malore nella sua abitazione: non è ancora stata fissata la data dei funerali. L’ospedale di Pordenone, infatti, stamattina deciderà se effettuare o meno l’esame autoptico.

La notizia della morte di Bruna Sam, che lavorava nello studio di ragioneria Favot di Azzano Decimo, ha suscitato cordoglio in paese, dov’era conosciuta non soltanto per la parentela che la legava allo scultore e pittore autore di numerose opere di elevato spessore artistico.

Ad Azzano Decimo, era stata vista l’ultima volta venerdì scorso in un supermercato: era apparsa debilitata, prostrata dall’influenza che pare l’avesse colpita qualche giorno fa. La forma influenzale, in ogni caso, non è riconducibile come causa del decesso, avvenuto ieri mattina.

Bruna Sam da anni era impiegata nello studio Favot, situato in piazza Libertà. Viene descritta come una lavoratrice attenta e scrupolosa, che amava il suo mestiere e sapeva farsi benvolere dai clienti. Gli stessi clienti, al pari di amici e conoscenti, sono rimasti sconcertati nell’apprendere della sua scomparsa, giunta come un fulmine a ciel sereno.

Originaria di Tiezzo, dove viveva tuttora, la donna viene ricordata come una persona educata, gentile e dal carattere buono. Figlia di uno dei fratelli di Pierino Sam, la sua esistenza è stata contrassegnata dall’amore nei confronti della famiglia, dell’affetto verso la sua terra e dal desiderio di fare bene il proprio lavoro.

Il celebre zio era stato un artista apprezzato, che aveva realizzato le sue opere nel Pordenonese e nel Veneto orientale. Dopo essere rimasto orfano di padre a cinque anni, Pierino Sam terminate le scuole elementari a Tiezzo frequentò l’istituto di disegno tecnico e artistico a Pordenone.

Finita la Seconda guerra mondiale, iniziò a lavorare nell’edilizia al Comune di Pordenone, che gli affidò la mansione di componente della commissione edilizia, incarico che mantenne per circa vent’anni.

Durante il periodo alle dipendenze del municipio, avviò la sua produzione artistica, definita da molti critici intensa e versatile. In particolare, si cimentò nella scultura in rame, legno e bronzo, oltre che nella pittura, realizzando soprattutto affreschi e vetrate.

I monumenti in bronzo più celebri che portano la sua firma sono il San Francesco in piazza della Motta e il Cavallino nella piazzetta Calderari a Pordenone, gli Alpini a Vallenoncello, la Libertà nella piazza di Azzano Decimo, la Memoria ai Caduti a Villotta di Chions, il Suonatore di flauto e i due militari medaglia d’oro nella piazza di Tiezzo, il Donatore di organi a Roveredo in Piano e il Bersagliere per il museo della guerra di San Vito al Tagliamento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto