Città in festa per il raduno dei carristi

Gremito, ieri, il convegno con il peacekeeper dell’Onu Andrea Angeli e i giornalisti Fausto Biloslavo e Toni Capuozzo 
Ci siamo, il raduno nazionale dei carristi vivrà oggi la sua gionata clou.


Dopo la deposizione della corona al monumento ai caduti in piazzale Ellero, alle 9, comincerà la sfilata per le vie del centro, prevista per le 10. Saranno presenti il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi e il generale delle Forze operative nord Italia Bruno Stano.


È stata transennata piazza XX Settembre, dove ci saranno le tribune con gli ospiti d’onore e il maxischermo, con sei varchi d’accesso. Previsti, inoltre, controlli da parte di protezione civile, alpini dell’Ana e forze dell’ordine. Dalle 6 alle 13 sarà in vigore il divieto di sosta in via Mazzini dall’incrocio con Borgo San Antonio a piazza Cavour, piazzale Ellero, viale Trieste, via Roma dall’intersezione con via dei Molini a piazza Giustiniano, via Battisti, viale Martelli dall’intersezione con via Cossetti all’intersezione con la bretella di collegamento che da via Martelli porta a via Roma. Dalle 9. 45 e fino al termine della manifestazione, la circolazione sarà sospesa in piazzetta del Portello, via Borgo San Antonio, via Mazzini e piazza Cavour.


Il tutto mentre prosegue la mostra di modellismo negli spazi espositivi della Provincia, aperta fino alle 19.


Le forze armate, il loro lavoro di ieri in patria per la difesa dei confini e quello di oggi, specializzato nelle missioni di pace all’estero, i rapporti con i media e la specialità dei carristi, funzionale a un esercito moderno nelle “guerre di pace di oggi”, sono stati intanto gli argomenti affrontati ieri mattina nel convegno “Dalla Trincea al carro armato Ariete” che l’Assocarri ha organizzato in Provincia. A parlarne il
peacekeeper
Andrea Angeli e i giornalisti Fausto Biloslavo e Toni Capuozzo. L’esperienza trentennale di Andrea Angeli al servizio dell’Onu in giro per il mondo (fra gli ultimi incarichi, è stato segretario privato di Staffan De Mistura, delegato alla questione dei marò, ancora in corso) ha illustrato le varie missioni che ha seguito dagli anni ’80. Ha menzionato la più famosa, quella del Libano del 1982 comandata dal generale Franco Angioni. «Le missioni si protraggono troppo nel tempo – ha spiegato Angeli – e l’opinione pubblica non ne vede la necessità. Anche se alcune missioni, su cui inizialmente io stesso ero scettico come quelle degli anni ’90 in Albania, con il tempo hanno dato il loro frutto più che positivo, con questo Paese che ha fatto passi da gigante, a significare che abbiamo seminato bene».


Fausto Biloslavo ha auspicato che alcuni interventi di pace in Paesi come l’Afghanistan, di cui è profondo conoscitore, vadano studiati nel contesto storico e pensati a lungo respiro, per evitare errori come quello di ritirarsi dopo 13 anni di operazioni per riconsegnare parti di Paese ai talebani. Figlio di carrista, Biloslavo ha parlato dei “Feriti d’Italia”, i reduci di queste missioni “di pace” di cui nessuno parla, quasi ci si dovesse vergognare come di una sconfitta. Senza dimenticare le responsabilità della politica italiana che, «tirata per la giacchetta dalla Francia, è andata contro i propri interessi ben saldi in Libia, praticamente bombardando se stessa oltre un paese, oramai fallito, i cui abitanti – e non se ne parla mai – vivono una crisi terribile».


Toni Capuozzo è stato invece molto critico sul ruolo che parte dell’Italia assegna alle forze armate «dove l’unico militare buono è quello che porta a casa migranti, una mansione che spetta alla Croce Rossa», opinione dovuta al fatto che «nel nostro Paese più di ogni altro, resistono tracce ideologiche del secolo scorso. Inoltre le missioni dovrebbero essere sentite come parte dell’Italia, mentre la sospensione della leva ha fatto perdere qualcosa indispensabile alla crescita collettiva valoriale dei nostri giovani».


Conclusioni del generale Fulvio De Poli, del tenente colonnello Giuseppe Cannazza dello Stato Maggiore Esercito di Roma e del comandante della brigata Ariete Michele Ristuccia.


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