Parco dei sogni per i piccoli in lotta col male

Assistenza specializzata, giochi e moduli respiro alle famiglie. Ma servono milioni: ecco come aiutare
Sullo schermo della sala rossa, nel municipio di Pordenone, scorrono le immagini del Dynamo camp, oasi di 900 ettari in provincia di Pistoia che nel 2016 ha permesso a 1.300 bambini affetti da patologie gravi e molto spesso inguaribili di dimenticare, per alcuni periodi, le paure, le ansie e il senso di isolamento rispetto al mondo reale che chi passa molto tempo in ospedale o fra le quattro mura di una stanza conosce bene. Nuotano, tirano con l’arco, si arrampicano, vanno a cavallo. Chi può, come può, le guance arrossate dall’aria fresca che spesso è loro negata.


Da oltreoceano – il camp Hole in the wall fondato da Paul Newman nel Connecticut – cambia un po’ il panorama, ma il messaggio che arriva in sala è lo stesso: questi bambini, questi ragazzi, si emozionano, sorridono, vivono. A prescindere dalla malattia. Ed è quello che potrebbe accadere anche a Pordenone o nel territorio limitrofo, se il progetto del “Parco Sole di notte” troverà il modo per diventare concreto.


Ieri sera, intanto, la presentazione alle istituzioni (fra il pubblico il vice presidente della Regione Bolzonello) ma soprattutto tanti imprenditori, potenziali donatori e sostenitori. Per capire chi è disposto a impegnarsi nella realizzazione della splendida struttura immaginata dall’associazione Maruzza Fvg onlus (che promuove le cure palliative pediatriche – di cui ha parlato con passione la dirigente dell’hospice pediatrico di Padova Franca Benini – e supporta l’assistenza domiciliare offrendo servizi gratuiti a sostegno delle famiglie) presieduta da Omar Leone e “figlia” della Fondazione Maruzza, ieri rappresentata da Silvia Lefebrve D’Ovidio. Idea che la Cooprogetti – intervenuta con l’ingegner Edino Valcovich – ha già messo nero su bianco, progettando, in un’area verde di almeno otto ettari connessa alla città, una piazza centrale da cui si irradiano i percorsi per le strutture ricettive (casette per ospiti, edifici per lo staff, accoglienza, volontari, mensa e cucina), e poi i luoghi per le attività ricreative: piscina per riabilitazione e gioco, palestra, cinema-teatro, campi da calcetto e basket, tettoia per l’ippoterapia, percorso avventura. Con l’ausilio di un’assistenza medico infermieristica specializzata, il sogno di prendere in carico almeno mille bambini l’anno e di offrire durante i week end i “moduli respiro”, cioè fare sì che la famiglia del malato possa godere ogni tanto di sprazzi di vita normale, magari semplicemente concedendosi il lusso di una pizza.


Si stima che siano necessari 16 milioni di euro per realizzare il sogno. Un investimento che deve coinvolgere una comunità intera, in termini di risorse e persone (si pensi alla rete di volontari, figure fondamentali). Come ha detto Luciano Zanin, presidente di “Fundraiser per passione”, parlando delle donazioni (da imprese, privati, enti pubblici, fondazioni e il fundraising ispirato al modello americano), si tratta di impegnarci tutti in una “maratona solidale” (info: www. soledinotte. org, 328 5667727). Qualcuno lo ha già fatto: i sindaci di Pordenone e di Fiume Veneto, Alessandro Ciriani e Christian Vaccher, la Fondazione Bcc Pordenonese presieduta da Giancarlo Zanchetta, la onlus di Imperia Sorridi con Pietro che ha già accantonato dei fondi. Adesso tocca a noi.


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