Visite fiscali, uno su dieci non viene trovato in casa

PORDENONE. «Dieci su cento non rispondono alla visita fiscale: pronti i ricorsi dopo la stretta Inps sui controlli». Gianfranco Dall’Agnese allo sportello Cgil pensionati in via San Valentino, a Pordenone, ha anche il “telefono rosso” per tanti Sos di dipendenti del pubblico impiego.
Da 17 giorni sono cambiate le regole nelle fasce orarie 9-12 e 15-18: chi non risponde allo squillo di campanello del medico rischia di perdere l’indennità di 10 giorni (o minore periodo di malattia).
Poi le altre penalizzazioni sono in crescendo. «Erano in bagno e non hanno sentito il campanello del medico Inps – ha elencato le motivazioni Dall’Agnese –. Oppure a letto in dormiveglia o anche dal medico curante.
La preoccupazione è molto alta anche tra i dipendenti, supplenti compresi, nel settore istruzione statale». I precari al primo anno dei contratti per supplenze brevi sono una delle fasce deboli, anche in malattia.
«Dal primo settembre il polo unico di gestione delle visite fiscali ha aumentato i controlli: ne scattano anche due al giorno – ha spiegato il sindacalista Cgil –. Capita a volte che i medici Inps possano sbagliare il numero civico: in questi casi il ricorso è legittimo.
A volte il campanello non funziona, oppure gli ammalati sono al telefono. Il tasso medio di assenze nel pubblico impiego è intorno al 10 per cento nel Pordenonese: l’Inps ha un piano di assunzioni pronto per reclutare altri medici fiscali».
Per i dipendenti pubblici le visite non sono soltanto richieste del datore di lavoro, ma anche d’ufficio. L’obiettivo è quello di ridurre la differenza tra le assenze registrate (11 l’anno di media) fra i lavoratori statali e quelli del settore privato (5 o 6).
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