«Non sprechiamo il talento dei giovani»

Esperienze professionali, occupazione femminile e precariato al centro degli interventi dei dipendenti
FOTO MISSINATO - MEDUNO RONCADIN
FOTO MISSINATO - MEDUNO RONCADIN

MEDUNO. «Il dramma della disoccupazione soprattutto giovanile deve essere risolto. La mancanza di lavoro avvilisce la persona, che si sente inutile, e impoverisce la società, privata dell’apporto di forze valide e volenterose». È il messaggio lanciato da una lavoratrice durante la cerimonia di apertura della Porta santa alla Roncadin di Meduno.

Tre addetti hanno fatto alcuni interventi, leggendo messaggi del Santo Padre e della Commissione episcopale su lavoro e formazione. «Occorre porre attenzione all’occupazione femminile – ha proseguito – Molte donne hanno bisogno di essere meglio riconosciute nei loro diritti, nel valore dei compiti che svolgono nella vita sociale e professionale, nelle loro aspirazioni. Alcune sono quasi schiacciate dalla mole di impegni e compiti e non trovano comprensione e aiuto». Bisogna quindi fare in modo che «la donna non sia, per esigenze economiche, costretta a un lavoro troppo duro e a un orario pesante, che si aggiungono alle responsabilità di conduttrice della casa ed educatrice dei figli. Soprattutto bisogna considerare che gli impegni della donna, a tutti i livelli della vita familiare, costituiscono anche un contributo impareggiabile alla vita e all’avvenire della società».

L'intervento di un altro lavoratore, rappresentante dei giovani, si è concentrato sulla necessità che «mondo della scuola e del lavoro diventino due esperienze che si intrecciano e interagiscono. I giovani devono poter fare esperienze professionali il prima possibile, per non trovarsi impreparati una volta terminati gli studi. L’alternanza scuola-lavoro rappresenta una leva fondamentale poiché permette a un numero sempre più ampio di giovani di capire quali sono competenze e capacità richieste dal mercato del lavoro. Non bisogna dimenticare che questo genere di esperienze possono favorire anche lo sviluppo di una propensione all’auto-impiego: l’Italia non può continuare a sprecare intelligenza, talento e creatività dei suoi giovani».

Quindi l’intervento di un lavoratore “anziano”, il quale ha messo in evidenza che «il lavoro deve essere espressione della dignità dell’uomo e tornare a essere luogo umanizzante. Bisogna fuggire dall’idea che la vera realizzazione dell’uomo possa avvenire nell’alternativa “solo nel lavoro o nonostante il lavoro”. Il tempo dell’uomo è tempo operoso. Questa riflessione è valida per tutte le persone che guardano in modo disilluso e stanco alla propria vita lavorativa e, soprattutto, per i giovani che disperano di poter trovare un’occupazione o languono facendo un lavoro che non li soddisfa. Il pensiero è valido pure per i datori di lavoro che gestiscono imprese, laboratori e uffici con criteri esclusivamente utilitaristici».

Alle testimonianze è seguita la benedizione di tre oggetti simbolo del lavoro: il casco, che rappresenta la sicurezza in azienda, l’orologio, per sottolineare la sempre più necessaria conciliazione dei tempi familiari e professionali, e il contratto, garanzia di un rapporto lavorativo equo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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