Stalking all’ex moglie, condanna a 18 mesi

Cavasso, minacce di morte al telefono, violazione di domicilio e in due occasioni la sorpresa degli pneumatici bucati

CAVASSO NUOVO. Ex marito continua a perseguitarla, nonostante una prima sentenza di applicazione della pena per i maltrattamenti già subiti, con una varia gamma di atti vessatori, dalle telefonate minatorie agli squarci nelle gomme dell’auto. Finché l’ex moglie non si è trovata ad avere paura a uscire di casa da sola e a modificare le sue abitudini di vita.

Ieri mattina il giudice monocratico Licia Consuelo Marino ha condannato l’uomo, un 35enne allora residente a Cavasso Nuovo, assistito dall’avvocato Paolo Luisa Vissat, a un anno e sei mesi di reclusione per le ipotesi di reato di stalking, violazione di domicilio, danneggiamento (è stata riconosciuta l’aggravante), mancato mantenimento dei figli minori.

È stato assolto, invece, dall’accusa di ingiurie, perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

L’imputato, un 35enne allora residente a Cavasso Nuovo, molesta e minaccia l’ex moglie, in particolare al telefono, con condotte reiterate.

«Prima o poi ti ammazzo. Se dovessi andare in galera ci sarà un’altra persona che ti ucciderà», le sibila un giorno alla cornetta. In due occasioni, il 20 gennaio e il 29 febbraio del 2012, le fora i pneumatici dell’automobile, parcheggiata dentro al cortile dell’abitazione dove si introduce con il pretesto di far visita alle due figlie affidate all’ex moglie.

In realtà il tribunale di Pordenone aveva stabilito che gli incontri del padre con le figlie avrebbero dovuto tenersi al consultorio di Maniago e non a casa dell’ex moglie. Di fatto l’incursione a casa costituisce una violazione di domicilio. L’ex marito era accusato anche di aver fatto mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, non versando con regolarità l’assegno di mantenimento di 300 euro al mese.

Ieri mattina si è chiuso il capitolo in primo grado. Il giudice Marino ha riconosciuto la recidiva e la continuazione. L’avvocato Paolo Luisa Vissat annuncia il ricorso alla Corte d’appello di Trieste avverso la sentenza.

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