Profughi, seconda notte a “casa” Renzi

PORDENONE. Un ricovero provvisorio l’hanno trovato, ma questa volta non è stato nè un parco pubblico né il sagrato di una chiesa. I profughi, tornati a Pordenone dopo essere stati mandati a Genova, hanno dormito per due notti sotto il portico della sede dell’ufficio territoriale del governo, praticamente nella “veranda” di Renzi a Pordenone.
E questo porta il segretario cittadino di Forza Italia, Andrea Cabibbo, a denunciare «una situazione inaccettabile sia dal punto di vista umanitario sia per la gestione del fenomeno da parte della Prefettura e del Comune. Quest’ultimo continua a non garantire soluzioni credibili a un problema così delicato. A nessun cittadino, nemmeno a un senza tetto, sarebbe stato concesso di dormire là. Che Paese è quello che non ha rispetto nemmeno delle proprie istituzioni?».
Ma il prefetto Maria Rosaria Laganà, che in questi mesi ha lavorato energicamente per governare il flusso dei migranti (in provincia sono già 800 i profughi che rientrano nel programma di accoglienza dello Stato) non si sottrae e spiega con chiarezza come sono andate le cose.
«Queste 13 persone – precisa Laganà – fanno parte dei cinquanta migranti che abbiamo inviato in Liguria, su indicazione del Ministero, la settimana scorsa. Nel momento in cui non si fossero presentati a Genova per più di tre giorni, come poi è avvenuto, sarebbero stati espulsi dal programma. Per assicurarci che avessero capito il rischio a cui andavano incontro abbiamo tollerato che dormissero là. La mattina, visto che non hanno cambiato idea, sono stati portati in Questura e sono usciti in modo definitivo dal programma».
Cosa significa questo? Che chi ha presentato la domanda di asilo potrà comunque rimanere in Italia fino all’esito della procedura – e va ricordato che i tempi medi, se si considera i ricorsi, arrivano tranquillamente a due anni –, ma dovrà farlo a spese proprie. E, considerato che si tratta di persone che non hanno nulla, nella migliore delle ipotesi è immaginabile che vivano di elemosina.
«Loro sono voluti tornare indietro, ma è evidente che non possiamo in alcun modo farcene più carico. L’Italia sta facendo un grande sforzo per accogliere le tantissime persone che arrivano – rimarca Laganà – e non è pensabile che queste scelgano in modo discrezionale dove andare. Per chi esce dal programma, e queste persone l’hanno fatto consapevolmente, lo Stato non può spendere più nemmeno un euro». Tra i 13 “fuoriusciti”, tutti afghani, due saranno espulsi perché hanno anche rinunciato alla domanda di asilo e quindi non hanno più titoli per rimanere in Italia.
Il tema dei profughi sarà centrale nei prossimi mesi di campagna elettorale. Non a caso anche la consigliera Mara Piccin annuncia un’interrogazione sul tema.
«L’amministrazione comunale a guida Pd tanto sbandierava l’accoglienza diffusa e l’avvio di percorsi di integrazione, ma ad oggi non si vede nemmeno l’ombra di tutto ciò. Chiederò che fine abbiano fatto le tanto decantate misure di sistema annunciate dalla giunta Pedrotti» spiega Piccin che vuole conoscere «quale sia la consistenza numerica aggiornata dei profughi assegnati al Comune di Pordenone» e «lo stato di attuazione del progetto “Accoglienza diffusa” preannunciato lo scorso mese di novembre dall’assessore alle politiche sociali».
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