Cimolai e il ponte di Dallas, esclusa la frode fiscale

Il “re dell’acciaio”, accusato di dichiarazione fraudolenta, assolto dal Tribunale. Non ci fu l’evasione d’imposta da 1,1 milioni. Il pm aveva chiesto un anno e 6 mesi

PORDENONE. Una vicenda giudiziaria che si sviluppa tra America e Italia, tra Dallas e Pordenone. Un caso di presunta frode fiscale con evasione d’imposta stimata in più di un milione di euro e che si è conclusa ieri con l’assoluzione con formula piena per il “re dell’acciaio” Luigi Cimolai, il 63enne imprenditore di Fontanafredda titolare di una delle aziende italiane più famose nel mondo. Accolta dal giudice monocratico Giorgio Cozzarini la tesi difensiva delineata dall’avvocato Bruno Malattia, che nel corso del dibattimento ha prodotto quattro memorie per centinaia di pagine.

Gli accertamenti delegati alla Guardia di finanza dalla Procura avevano portato nel 2011 al rinvio a giudizio con la formulazione dell’ipotesi di reato di dichiarazione fraudolenta mediante artifici. Violazione dell’articolo 3 del Decreto legislativo 74 del 2000. La pena prevista va da un minimo di un anno e mezzo a un massimo di 6 anni.

Proprio all’estero si sono materializzate le premesse che hanno poi portato all’indagine e al successivo processo in Italia. In primo piano c’era lo spettacolare ponte sospeso Woodall Rodgers a Dallas, progettato dal celebre architetto e scultore spagnolo Santiago Calatrava, un’opera ingegneristica la cui realizzazione (completata nel 2011) ha rappresentato un nuovo fiore all’occhiello per l’azienda pordenonese. Una commessa da almeno 30 milioni di euro.

Nel 2007 Cimolai aveva deciso di fare ricorso a uno strumento finanziario di copertura del rischio di cambio. C’erano stati infatti dei rallentamenti nell’iter di realizzazione a fronte della necessità di alcuni ritocchi progettuali e proprio in quel periodo il dollaro si era deprezzato rispetto all’euro.

Secondo la tesi difensiva ribadita nel corso del processo, si era posto il problema di trovare una copertura finanziaria visto che i pagamenti erano stati previsti in dollari: visto il deprezzamento della valuta americana rispetto all’Euro, si sarebbe determinata una perdita grave facendo ricorso al cambio tradizionale. Così si era deciso di optare per uno strumento finanziario derivato, il promissory note, che aveva consentito di coprire il rischio di cambio per un periodo di circa 6 mesi, finchè il disequilibrio con il dollaro si era ridotto.

Stando alla ricostruzione accusatoria si era trattato di un’operazione fittizia per ottenere un vantaggio fiscale. L’evasione d’imposta ipotizzata era stata pari a un milione, 119 mila e 781 euro. Il pm Annita Sorti ha chiesto la condanna a un anno e 6 mesi.

«Nel dibattimento la tesi dell’Agenzia delle entrate e della Procura è stata contrastata con perizie tecniche che hanno dimostrato utilità e fattibilità dal punto di vista economico del ricorso a quel particolare strumento finanziario – ha affermato Malattia, dopo la sentenza, ripercorrendo l’iter processuale –. Cimolai è stato assolto perché il fatto non sussiste. Siamo particolarmente felici per questo epilogo che premia il nostro impegno e soprattutto la correttezza di un imprenditore che è riuscito a portare la propria azienda sui mercati internazionali con un successo di cui la città non può che essere orgogliosa. Sotto il profilo fiscale, abbiamo agito con la massima correttezza. Tanto da aver già definito gli aspetti amministrativi con l’Agenzia delle Entrate. Non è rimasta alcuna pendenza».

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