Spunta la droga, il profugo finisce in cella

PORDENONE. Aspetterà dietro le sbarre l’esito del giudizio direttissimo il 24enne afghano Rahmatullah Yiskheel, il richiedente asilo politico sorpreso lunedì mattina dagli agenti della Squadra volanti nell’area verde fra le vie Molinari e San Quirino mentre scavava una buca sotto un albero con un coltello da cucina lungo 18 centimetri.
Si è appreso ieri che, oltre alle ipotesi di reato di resistenza a pubblico ufficiale e porto ingiustificato di strumento atto a offendere, al giovane afghano, difeso d’ufficio dall’avvocato Maria Giulia Turchetto, è stata contestata anche la detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio per quasi 67 grammi di droga (62.8 grammi di hascisc e 4 grammi di petidina, un oppiaceo sintetico che fa parte delle droghe pesanti).
All’udienza di convalida dell’arresto, il giudice monocratico Monica Biasutti ha emesso l’ordinanza per la custodia cautelare in carcere, rimarcando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e il concreto e attuale pericolo di reiterazione dei reati. Non è la prima volta, infatti, che il giovane afghano viene trovato in possesso di droga.
La Questura di Trieste lo aveva già pizzicato, in due occasioni, con dosi preconfezionate di hascisc: il 6 novembre aveva con sé undici grammi di droga, due giorni dopo è stato fermato con quasi sette grammi addosso. Fra l’altro il ventiquattrenne – che ha in tasca un permesso di soggiorno come richiedente asilo dal 28 ottobre – era stato già espulso, di recente, dal suolo britannico.
Quando è stato bloccato dai due poliziotti pordenonesi, lunedì mattina, al parco, il giovane aveva appena dissotterrato dal nascondiglio sotto l’albero un panetto di hascisc del peso di 51,30 grammi, avvolto in un involucro di cellophane.
Gli agenti l’avevano notato dalla vetrata a vista al secondo piano di un bed and breakfast, che si affaccia proprio sull’area verde. Stavano raccogliendo la testimonianza della titolare dell’attività ricettiva a proposito di un furto e la donna ha indicato un giovane straniero seduto sulla panchina di fronte a titolo meramente comparativo.
Mentre i poliziotti lo osservavano, il giovane – che risulterà poi essere Rahmatullah Yiskheel – si è alzato, si è inginocchiato di fronte a un albero e ha cominciato a scavare con il coltello. Un comportamento decisamente anomalo. I due agenti sono scesi giù di corsa e gli si sono avvicinati alle spalle.
Alla loro vista, Yiskheel ha gettato l’involucro a terra e ha tentato di darsi alla fuga, ma è stato bloccato subito. Il giovane afghano ha opposto, però, una strenua resistenza, trascinando a terra i due poliziotti, dimenandosi e mulinando calci finché i due non sono riusciti ad ammanettarlo.
Nel borsello dell’afghano, all’interno di un pacchetto di sigarette, sono state trovate altre undici dosi di hascisc, avvolte nel cellophane, una bustina con i 4 grammi di petidina e tre cellulari.
Con l’ausilio della Squadra mobile è stata perquisita la stanza del profugo alla Casa della fanciulla. Nel cassetto del comodino sono stati trovati un bilancino di precisione, bustine vuote, nastro e cellophane per confezionare le dosi. Tutto il materiale è stato sequestrato.
Se Yiskheel ha trascorso il lunedì ai domiciliari, ieri il pm Annita Sorti ha chiesto la custodia cautelare in carcere, per scongiurare la recidiva, visto che la Prefettura si era già mossa per revocare l’ospitalità all’afghano che non aveva più i requisiti di legge previsti per poterne fruire.
Nell’interrogatorio, il giovane ha dichiarato il suo pentimento: «Non farò mai più niente contro le leggi italiane. Chiedo solo un’altra opportunità».
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