Zanin: «Caso gender, intervenga la diocesi»
«Chiedo alla diocesi, nella figura del vicario generale o del vescovo, di adottare le linee guida proposte per esempio a Padova per abbattere i pregiudizi e la disinformazione che si è creata sulla teoria gender». Giorgio Zanin, dal palco della Festa dell’Unità, coglie la palla al balzo alzata dalla segretaria comunale Daniela Giust e schiaccia.
E’ Giust, durante il dibattito sulla buona scuola a sollevare il fatto che l’articolo della legge sull’educazione alle pari opportunità sia stato strumentalizzato al punto che il referendum contro la legge, per molti, è diventato un referendum per dire no alla teoria gender «che non è però in alcun modo prevista dalla legge. Altra cosa è lavorare sul rispetto e la violenza strisciante. Ci sono ragazzi che smettono di studiare – ha detto Giust – perché presi di mira dai compagni, etichettati come gay». Zanin, nel ribadire la posizione di Giust ha annunciato che chiederà l’intervento della Chiesa proprio perché «serve autorevolezza». Ma nel corso del dibattito, a cui ha preso parte anche il consigliere regionale Armando Zecchinon, Zanin ha affrontato a viso aperto anche chi ha criticato «spesso senza informarsi» la legge sulla scuola.
«Ho incontrato tantissimi insegnanti, da collega prima che da parlamentare, e quasi sempre i problemi indicatimi si riferivano a interessi personali e non collettivi». E ha aggiunto: «Quello che mi ha stupito, poi, da insegnante iscritto al sindacato è stato riscontrare, da parte delle organizzazioni, una contrarietà che non ho visto nemmeno ai tempi della Gelmini. La ragione? E’ evidente che questo ha portato un ritorno in termini di iscritti e di tessere». Ma Zanin ammette che ci siano anche ragioni validi di protesta. «Gli insegnanti che negli anni hanno sostenuto spese e fatica per l’abilitazione è normale che siano furiosi. Ma il problema era quel percorso là, non il concorso pubblico che invece è garanzia di serietà. Ora che è partito il piano delle assunzioni registro comunque maggiore fiducia, come se le tante contrarietà siano state amplificate dalla sfiducia che è aumentata negli anni».
Ma a far discutere di più resta il tema “gender”. Non a caso i comuni dell’Ambito urbano hanno elaborato un documento con i dirigenti delle scuole. «In attesa di conoscere il documento segreto preparato dai sindaci e dai dirigenti delle scuole dell’interland pordenonse all’insaputa di famiglie, docenti ed allievi, che secondo le leggi che regolano la vita scolastica devono essere coinvolti nella progettazione didattica ed educativa, il Comitato genitori di Pordenone “Vogliamo educare i nostri figli” – scrive il portavoce Roberto Castenetto – chiede alla Regione di svolgere un’approfondita verifica sulla coerenza del Progetto “A scuola per conoscerci” dell’Arcigay, con quanto dichiarato dal Ministro Giannini, dal sottosegretario Faraone, e da tanti altri, sulla esclusione di introduzione di insegnamenti derivati dalle teorie gender nella scuola». Chiede poi alla Regione «di sospendere il progetto fino a quando non saranno resi pubblici materiali, metodi e finalità dello stesso».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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