Podcast
Il racconto
“Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei" C’è un luogo dove la storia prende forma concreta: l’archivio del Messaggero Veneto. Nel secondo episodio, con Daniela Larocca, Alessandra Ceschia e Paolo Medeossi, riviviamo la notte del 6 maggio 1976 tra redazioni e comunicazioni d’emergenza. Il contributo di Paolo Mosanghini chiarisce il ruolo del giornale: informare per aiutare a comprendere il disastro. Tra anni di piombo e terremoto, emergono paura e orgoglio, con il timore di ripetere tragedie come quella del Belice. Dalle visite di Aldo Moro e Enrico Berlinguer all’esodo verso Grado e Lignano, la parola scritta diventa strumento per difendere il futuro del Friuli. "Il terremoto ha sconvolto e distrutto i paesi, ma non ha abbattuto i friulani."
L’inizio, la fine
Nel 1976 l’Italia vive tra crisi e tensioni, quando in Friuli un terremoto segna uno spartiacque drammatico. Mario Garlatti, 18 anni, sta registrando musica dei Pink Floyd quando il sisma irrompe, catturato per caso dal suo registratore insieme al grido della madre. Attraverso la sua testimonianza, quella di due studenti friulani a Bologna e le analisi di Roberto Grandinetti, emerge il volto di un Friuli poco conosciuto. Una terra orgogliosa, sospesa tra tradizione e industrializzazione, raccontata tra macerie e memoria. "Finisce qua la vita? No, non è finita qua."



