Unabomber, archiviata l’inchiesta: insostenibile l’accusa a Zornitta

A quattro anni dalla riapertura del caso, la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste ha archiviato il fascicolo. L'ordinanza, emessa lunedì 11 maggio dalla gip Flavia Mangiante e notificata alle parti, mette la parola fine alle indagini

Maria Elena Pattaro
L'ingegner Elvo Zornitta
L'ingegner Elvo Zornitta

Pietra tombale sull'inchiesta Unabomber. A quattro anni dalla riapertura del caso, la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste ha archiviato il fascicolo. L'ordinanza, emessa lunedì 11 maggio dalla gip Flavia Mangiante e notificata alle parti, mette la parola fine all'inchiesta bis. Un esito tutt'altro che inaspettato, visto l'esito della superperizia genetica discussa a fine ottobre che scagionava l'ingegnere Elvo Zornitta e gli altri dieci indagati. «I nuovi accertamenti disposti non hanno dato alcun esito utile» è in sostanza la motivazione della gip. E l'opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dall'ultima vittima ripropone «questioni già analiticamente vagliate dall'autorità giudiziaria».

Unabomber, Zornitta rinuncia alla prescrizione: attesa per la decisione del gip sull’archiviazione
Elvo Zornitta

Dalla perizia genetica non erano emerse, infatti, corrispondenze tra il materiale genetico estratto da alcuni dei reperti e il Dna dei 63 soggetti coinvolti nel test, compresi appunto gli 11 finiti sotto indagine. Le analisi si erano concentrate soprattutto su alcune formazioni pilifere risultate appartenere a due agenti di polizia giudiziaria, nessuno dei quali è sospettabile di essere l’attentatore: si suppone che le loro tracce siano state lasciate inavvertitamente sui reperti, già all’epoca del loro ritrovamento.

Così, sulla scorta della relazione tecnica, il sostituto procuratore Federico Frezza aveva
chiesto nelle settimane scorse l'archiviazione del caso, affermando che l'accusa a Zornitta e agli altri dieci indagati sarebbe insostenibile a giudizio. Ma l'ultima vittima Massimiliano Bozzo, rimasto ferito nel 2006 raccogliendo una bottiglia con cartiglio a Caorle, si era opposto alla richiesta di archiviazione.

Il suo legale, l'avvocato veneziano Francesco Schioppa, aveva avanzato la richiesta di un supplemento di indagini su una serie di aspetti. E cioè: rilevare eventuali impronte sugli ovetti Kinder rinvenuti a casa di Zornitta; acquisire le dichiarazioni dell'ingegnere e altro materiale usato per la realizzazione di due documentari sul caso andati in onda sulla Rai e su Sky. E ancora: analizzare con le attuali tecniche informatiche i filmati delle telecamere del tribunale di Pordenone che potrebbero aver immortalato il presunto autore dell'attentato avvenuto nel 2003. Gli occhi elettronici avrebbero inquadrato due soggetti somiglianti a Zornitta.

 

Richieste "inconferenti" prima ancora che "inammissibili" secondo la giudice rispetto alla prova che se ne intenderebbe trarre. Da qui il rigetto e l'archiviazione. Chi per oltre dieci anni (tra il 1994 e il 2006) ha seminato il terrore a Nord Est con una serie di attentati esplosivi resta ignoto e impunito.

Perché è stato rigettato il supplemento di indagini

 

La giudice ha motivato punto per punto il rigetto del supplemento di indagini chiesto dall'ultima vittima. A partire dal rinvenimento a casa di Zornitta di 48 capsule di quelle contenute negli ovetti Kinder. Un "argomento suggestivo ma inidoneo a provare alcunché, trattandosi di oggetti comunissimi, acquistabili da chiunque", scrive la gip. Per l'attentato del 26 gennaio 2005, attuato proprio con una capsula di ovetto Kinder, Zornitta ha un alibi di ferro: quel giorno era al lavoro e poi a casa con la moglie e anche nei giorni precedenti si trovava altrove, come emerge dalle risultanze investigative. Motivo per cui, secondo la giudice, va escluso che sia stato lui a posizionare l'ordigno. Per quanto riguarda il termometro a sonda, necessario nella preparazione di bombe a base di nitroglicerina, lo strumento non è più in possesso di Zornitta, sicché ogni accertamento risulta impossibile. Quanto alle verifiche sulle telecamere del tribunale di Pordenone il giorno dell'attentato (24 marzo 2003), i due soggetti che a detta dell'opponente avrebbero caratteristiche fisiognomiche simili all'ingegnere si sono trattenuti nell'edificio soltanto alcuni minuti. Troppo pochi, secondo la gip, per raggiungere il bagno al secondo piano, posizionare l'ordigno e uscire senza destare sospetti. Un'osservazione, quest'ultima, già rimarcata dall'avvocato Maurizio Paniz, difensore di Zornitta insieme al suo collega Paolo Dell'Agnolo.

L'ingegnere di Azzano Decimo aveva rinunciato alla prescrizione che, a conti fatti, avrebbe portato al proscioglimenro di tutti gli indagati. Gli attentati più vecchi risultano già prescritti e anche sull’ultimo, avvenuto il 6 maggio 2006 a Caorle, si è da pochi giorni abbattuta la scure del tempo.

Nell’ottica dell’ingegnere, la rinuncia alla prescrizione rispondeva alla volontà di veder riconosciuta una volta per tutte la propria estraneità alle accuse. «Il mio assistito non vuole sentire parlare di prescrizione. Si dichiara totalmente estraneo alla vicenda e non vede l’ora che, dopo vent’anni, questa pagina sia finalmente chiusa», aveva affermato Paniz il 24 aprile, a margine dell’udienza in cui si era discusso proprio il nodo relativo all’archiviazione del caso. Ora è stata messa (per la seconda volta) la parola fine.

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