
Diciassettenne accoltella la zia e la getta nel canale. Il corpo portato in una carriola per le strade del paese
La tragedia a San Stino di Livenza, nel Veneziano. Il giovane ha confessato nella notte di domenica 14 giugno, il delitto risale a giovedì 11. Il movente sarebbe legato a dissidi per una eredità. La vittima è Chiara Guerra, insegnante di 53 anni: si cerca il corpo
Un ragazzo di 17 anni ha ucciso a coltellate la zia Chiara Guerra e ha gettato il corpo nel canale Malgher. È successo a San Stino di Livenza, nel Veneziano. Il giovane ha confessato durante la notte di domenica 14 giugno, messo alle strette dal magistrato Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone. Il pubblico ministero ha poi trasmesso il caso alla Procura dei minori di Trieste. Il delitto risalirebbe a giovedì 11 giugno.
La vittima aveva 53 anni e viveva a San Stino. Lavorava come insegnante di materie letterarie alla scuola media in paese.
Indagano i carabinieri. Il ragazzo è formalmente in stato di fermo che dovrà essere convalidato nei prossimi giorni ed è attualmente affidato a una comunità minorile di prima accoglienza di Treviso.
Il movente
Il movente dell'omicidio sarebbe legato a gravi dissidi familiari. In particolare a una presunta eredità che stava contrapponendo la vittima e suo fratello, ossia il padre del ragazzo.
La miccia che avrebbe fatto scattare il delitto sarebbe stato un rimprovero della zia al nipote, come ha riferito il ragazzo agli investigatori.
Secondo quanto si apprende, il dissidio tra il giovane e la zia avrebbe avuto origini profonde, legate alla gestione del patrimonio di famiglia su cui il giovane sembra avanzasse pretese.
Su questo aspetto sono in corso approfondimenti da parte dei carabinieri perché la ricostruzione del reo confesso non è stata molto chiara. Fondamentali sono considerate dunque le versioni degli altri componenti del nucleo familiare.
Il delitto giovedì
L'accoltellamento di Chiara Guerra sarebbe avvenuto nel primo pomeriggio di giovedì 11 giugno in una legnaia attigua all'abitazione, secondo quanto riferito dal 17enne durante l’interrogatorio.
I carabinieri hanno posto sotto sequestro sia la legnaia - in cui sono state rinvenute vaste chiazze di sangue - sia il resto dell'abitazione. Il 17enne ha riferito agli investigatori che l'arma del delitto - probabilmente un lungo coltello da cucina - sarebbe stata gettata nel canale Malgher assieme alla vittima.
Il ragazzo, una volta consumato il delitto, avrebbe anche ripulito la legnaia dal sangue della vittima. Un'operazione riuscita solo in parte.

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, quella che il corpo sia stato trasportato dal 17enne in carriola, coperto da un telo o in un sacco. L’abitazione di via don Milani, dove vive la famiglia (attigua a quella della vittima in via fratelli Cervi), dista mezzo chilometro dal fiume, ossia all’incrocio tra via Verdi e via Canaletta.
Il ragazzo sarebbe quindi dovuto passare di fronte a diverse abitazioni della zona. A piedi si tratta di circa 10 minuti, un quarto d’ora forse trasportando un carico pesante. Il tutto, stando a informazioni preliminari, sarebbe successo poco dopo il delitto, che si presume essere avvenuto nel pomeriggio di giovedì da quanto confessato dal giovane.
La denuncia di scomparsa
L'allarme per la scomparsa di Chiara Guerra è scattato nel tardo pomeriggio di sabato 13 giugno, dopo che già venerdì 12 la donna non si era presentata a scuola dove era attesa nella commissione per gli esami di terza media. Sabato, poi, ad allertare le forze dell'ordine è stata un'amica che non riusciva a mettersi in contatto con lei da oltre 48 ore.
L'ultima volta che qualcuno aveva visto o sentito la donna era stato attorno all'ora di pranzo di giovedì. Da allora, il cellulare suonava a vuoto. Sabato, dopo l'ennesimo tentativo infruttuoso, l'amica è andata a casa della donna ma non l'ha trovata. A quel punto ha allertato i parenti della vittima e i carabinieri.
Dopo alcune ore di indagini, gli investigatori hanno messo alle strette il ragazzo, la cui ricostruzione dei giorni precedenti presentava alcune lacune. E' stato quindi sottoposto a interrogatorio dai militari dell'Arma della Compagnia di Portogruaro fino a quando non ha confessato.
Le ricerche del corpo
Il 17enne avrebbe riferito di aver gettato il corpo nel canale Malgher. Il cadavere, però, nonostante le ricerche siano state avviate nella notte, non è stato ancora trovato.
Sul posto stanno operando i vigili del fuoco ai quali da domenica mattina si sono aggiunti in rinforzo i sommozzatori del reparto specializzato di Venezia.
Il punto preciso dove si stanno concentrando le ricerche è quello all’incrocio tra il lungofiume e via Canaletta. Secondo le indicazioni in possesso dei carabinieri, il cadavere della donna uccisa potrebbe essere sotto un albero, in un punto del corso d’acqua difficile da perlustrare anche per la presenza di radici.
Tuttavia le correnti potrebbero aver trascinato il cadavere lontano. Il canale Malgher, infatti, pochi chilometri più a valle si innesta in un fiume, il Loncon, che a a propria volta è un immissario del Lemene, il quale sfocia nell'Adriatico nella non lontana località turistica di Caorle.
Sul posto anche il sindaco di San Stino Gianluca De Stefani. Curiosi stanno assistendo alle operazioni anche dalla sponda sinistra del fiume.
Le ferite sull’omicida
Il ragazzo avrebbe un polso fratturato e varie ferite, tutte superficiali. A causare i traumi e le ferite potrebbe essere stata una presunta colluttazione avuta con la zia.
Ad accertare le condizioni del ragazzo è stato chiamato, nella tarda serata di sabato 13 giugno, il medico legale Antonello Cirnelli.
E' stata la Procura di Pordenone, che in quel momento era ancora titolare dell'inchiesta sulla scomparsa della donna, a convocare il professionista per accertare le condizioni di salute del giovane su cui si stavano concentrando i sospetti per le ricostruzioni confuse che aveva fornito.
Agli investigatori in un primo momento il 17enne aveva riferito di essersi causato la frattura della mano cadendo autonomamente e non dunque durante la colluttazione con la zia. Sul corpo e sul volto del ragazzo ci sarebbero altre ferite e graffi superficiali.
Il caso di omonimia
Il ragazzo reo confesso per il delitto di San Stino è omonimo di un coetaneo di Oderzo, studente dell'Istituto Brandolini Rota. A fronte dell'equivoco, la Direzione dell'Istituto ha chiarito in una nota «che il giovane coinvolto nei fatti non è uno studente della nostra scuola».
E ancora: «L'Istituto Brandolini Rota continuerà a garantire il massimo supporto ai propri studenti e alle loro famiglie, confidando nel senso di responsabilità di tutti gli attori coinvolti nell'informazione e nella comunicazione pubblica. Nel contempo, la comunità scolastica del Brandolini Rota si stringe in un pensiero di preghiera e di vicinanza alla famiglia coinvolta, condividendo il dolore che una simile vicenda inevitabilmente porta con sé».
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