Protezione civile, dal Senato il via libera alla riforma: scudo penale per i volontari e i sindaci
Ok del Senato al testo nato dopo la tragedia di Preone in Carnia. Esclusa la punibilità per colpa lieve nelle emergenze. Il ministro Ciriani: «Lavoreranno con più serenità».

Via libera dell'Aula del Senato al disegno di legge sulla Protezione civile. Il provvedimento, approvato per alzata di mano con l'astensione delle opposizioni, definisce un nuovo quadro normativo per il sistema e i suoi operatori e si avvia ora all'esame della Camera per la seconda lettura e l'approvazione definitiva.
La svolta sulla responsabilità penale: cosa cambierà
L'elemento centrale della riforma risiede nella revisione dei termini della responsabilità penale colposa per volontari, autorità, dirigenti e funzionari pubblici. Il testo recepisce l'emendamento governativo all'articolo 42, introducendo una tutela giuridica specifica per chi si trova ad agire in contesti d'urgenza.
In base alle nuove norme, viene esclusa la punibilità per errori colposi qualora l'operatore abbia seguito le linee guida o le adeguate buone pratiche del settore. Per i volontari si risponderà solo in presenza di colpa grave, mentre i giudici, nella valutazione dei fatti, saranno tenuti a considerare variabili cruciali come la soglia di incertezza scientifica, il livello di prevedibilità dell'evento e il contesto di straordinaria urgenza.
«Non è una norma 'libera tutti' né una garanzia di impunità», ha precisato in Aula il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «Interveniamo per garantire che i volontari e chi opera per la comunità possano lavorare in serenità, premiando chi si spende gratuitamente e non punendolo».
Una norma spinta dal Friuli Venezia Giulia: il precedente di Preone
Il provvedimento affonda le sue radici in un tragico evento avvenuto in Carnia il 29 luglio 2023, quando il volontario Giuseppe De Paoli perse la vita a Preone travolto da una pianta durante una perlustrazione post-maltempo. La successiva vicenda giudiziaria, culminata con la condanna in primo grado a un anno per il sindaco Andrea Martinis e per il coordinatore comunale Renato Valent, aveva sollevato una forte protesta da parte dei primi cittadini e del mondo del volontariato.
Da quella vicenda si è attivato un fermo pressing istituzionale guidato dal governatore Massimiliano Fedriga e dall'assessore regionale alla Protezione Civile Riccardo Riccardi, che ha portato la questione al tavolo della Conferenza delle Regioni e poi all'attenzione del Governo. L'intento della politica regionale e nazionale è stato quello di evitare lo smantellamento di un sistema d'eccellenza, garantendo strumenti di tutela a chi è chiamato ad assumere decisioni complesse e tempestive sul campo.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto









