Caso Franzoso, le parole di Innerhofer: «Passaggio non difficile, ma era pericoloso»
Per il campione azzurro, vincitore di numerose medaglie olimpiche e mondiali, il punto dove lo sciatore azzurro ha perso la vita era pericoloso: «Non c’era nessun materasso, c’erano solo a 2 o 3 metri in pista le reti e poi la staccionata di legno»

«Ho fatto presente alla riunione del giorno 13 settembre di noi atleti convocati presenti, che il giorno prima dell’accaduto ero salito e avevo visto che la curva non mi piaceva perché avevo compreso che se avessi spigolato sarei finito nella staccionata». È questo un estratto delle dichiarazioni rilasciate alla Procura sportiva dal campione italiano di sci Christof Innerhofer, presente il giorno dell’incidente agli allenamenti sulle piste di La Parva in Cile.
«Era pericoloso»
Per il campione azzurro, vincitore di numerose medaglie olimpiche e mondiali, il punto dove Franzoso ha perso la vita era pericoloso: «Non c’era nessun materasso, c’erano solo a 2 o 3 metri in pista le reti e poi la staccionata di legno. A pezzi c’erano file di una o due reti che si trovavano a 3 e 2 metri dalla staccionata».
Secondo il campione, la distanza fra la staccionata e il punto di caduta di Franzoso era di circa 3-4 metri: «A me hanno spiegato che Matteo ha iniziato troppo presto la curva, ha spigolato ed è caduto, quindi a 3-4 metri dalla staccionata. Non era un passaggio difficile, ma pericoloso per via della staccionata. Non sono stato l’unico a pensarlo, gli altri atleti lo vedevamo allo stesso modo».
Gli altri atleti
Innerhofer non è stato l’unico atleta ad essere sentito dalla Procura federale della Fisi, ma si sono aggiunte altre testimonianze che hanno inquadrato le condizioni di sicurezza riguardanti il tracciato di allenamento. Max Perathoner, rispondendo ad una domanda fatta dalle procuratrici sul fatto se fosse sicuro il tracciato, nel novembre 2025, rispondeva: «No, perché è morta una persona. Specifico che il 13 settembre facendo la ricognizione avevo pensato che la staccionata non dovesse trovarsi li. Il passaggio di per sé era semplice, però a mio avviso viaggiando ad alte velocità non dovrebbero esserci ostacoli irremovibili come quelli». Per Marco Abruzzese, invece, il tracciato aveva delle criticità: «Il tracciato a mio avviso non era difficile ma la pista aveva delle criticità. Già il 12 settembre io altri atleti ci eravamo resi conto che la pista aveva criticità. Ci siamo resi conto che la pista non era particolarmente sicura. Anche altri atleti hanno condiviso con me questo pensiero, tra i quali Matteo».
La richiesta alla Fis
Sentiti i testimoni e sulla base degli altri elementi istruttori acquisiti, la Procura federale riteneva necessario procedere a fare ulteriori approfondimenti istruttori in ordine alla pista utilizzata per lo svolgimento delle attività di allenamento. «In particolare», si legge negli atti, «si rende necessario acquisire ulteriori elementi informativi con riferimento alle modalità di gestione e presidio della sicurezza, all'organizzazione complessiva delle attività, ai servizi di assistenza e soccorso predisposti, nonché ai protocolli operativi, alle procedure di prevenzione e ai piani di emergenza adottati»
Per tali ragioni, la Procura federale aveva richiesto alla Federazione Internazionale Sciistica di rappresentare una serie di circostanze e informazioni ritenute rilevanti ai fini istruttori. Ma la Fis, entro i termini di chiusura del fascicolo, non aveva trasmesso la documentazione richiesta e il procedimento è stato archiviato allo stato degli atti.
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