Tribunale islamico a Padova, la Procura apre un’indagine. Nordio: «Piena fiducia nella magistratura»
Il fascicolo senza indagati né ipotesi di reato è stato aperto dopo l’esposto dell’avvocato Minutillo di Futuro nazionale. Il procuratore Racanelli: «Svolgeremo i doverosi accertamenti». Cisint: «Radiazione dall’Ordine per il fondatore della Camera arbitrale». La replica: «Nessuna giustizia alternativa»

La Procura di Padova ha aperto un procedimento a modello 45, quindi un fascicolo d'indagine senza indagati né ipotesi di reato, sulla Camera arbitrale islamica italiana, facendo seguito all'esposto presentato dall'avvocato Francesco Minutillo di Futuro nazionale.
Lo annuncia in una nota il procuratore Angelantonio Racanelli, sottolineando che la Procura «svolgerà, come sempre, i compiti che la legge gli affida, svolgendo i doverosi accertamenti».
«Ho piena fiducia nella magistratura padovana che svolgerà le indagini dovute», ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
La replica della Camera Arbitrale per intero
"In queste ore siamo, nostro malgrado, al centro di un’attenzione mediatica che ci ha lasciati disorientati. Siamo avvocati e professionisti che si sono trovati, da un giorno all’altro, a fare i conti con una rappresentazione della nostra attività spesso fondata su informazioni fuorvianti e non corrispondenti alla realtà di ciò che facciamo.
Vogliamo dirlo con chiarezza: la Camera Arbitrale Islamica Italiana non è un tribunale, non esercita una forma di “giustizia alternativa” e non potrebbe essere altrimenti.
Svolgiamo attività di arbitrato: uno strumento molto diffuso e da sempre previsto dall’ordinamento italiano, finalizzato alla risoluzione delle controversie in ambito commerciale e patrimoniale.
Lo facciamo per offrire uno strumento a imprese e persone, incluse quelle di fede islamica che, per cultura e orientamento religioso, scelgono di seguire alcuni principi dell’Islam in materia commerciale, come il divieto di interessi, i principi di equità nelle transazioni e la ricerca di una risoluzione consensuale delle controversie.
Sempre e comunque nel rispetto della legge italiana.
Abbiamo provato sulla nostra pelle cosa significhi ritrovarsi esposti pubblicamente sulla base di informazioni che riteniamo inesatte. Abbiamo, per nostra fortuna, gli strumenti giuridici per tutelare la nostra onorabilità e la nostra reputazione e, se necessario, ricorreremo alle sedi opportune.
Ci dispiace constatare come anche soggetti che rappresentano le istituzioni possano contribuire, attraverso dichiarazioni e prese di posizione, ad amplificare una narrazione che rischia di alimentare contrapposizioni e conflitti.
La nostra attività nasce esattamente dalla volontà opposta: offrire strumenti di dialogo, mediazione e risoluzione delle controversie, nel pieno rispetto dell’ordinamento italiano”.
Le reazioni
"Bene così! La settimana prossima sarò a Padova di persona. La Lega farà tutto il possibile - denunce, segnalazioni, esposti, mobilitazioni - per fermare questa follia. In Italia esiste una sola legge, quella italiana". Lo scrive su X il segretario della Lega e vicepremier Matteo Salvini commentando il fascicolo d'indagine.
Intanto l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint chiede la radiazione dell’avvocato Vanin, fondatore e legale rappresentante della Camera arbitrale islamica italiana.
«Non è estraneo alle nostre pratiche giuridiche ricorrere a sedi esterne ai tribunali per dirimere controversie. Non credo dunque che vadano represse iniziative come quella del Centro islamico di Padova, tuttavia il mio è un approccio alla questione molto concreto e laico: non va sottovalutata la possibilità di produrre vincoli restrittivi nella risoluzione dei conflitti, soprattutto nei riguardi delle donne. In generale non si può sottovalutare l'impatto di queste iniziative nei legami famigliari, anche perché non conosciamo le fonti giuridiche ai quali si ispira questa esperienza padovana, posto che esse sono numerose e tra loro diverse». Così la capogruppo di Avs alla Camera Luana Zanella.
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