Vinitaly, c’è un nuovo mercato che fa tendenza: spumanti alcol-free e vini più freschi
Una moda che, complici il clima sempre più caldo e i gusti dei giovani, potrebbe diventare una realtà consolidata

Un po’ il clima che cambia e diventa sempre più caldo con la pianura padana che ribolle già a metà aprile, un po’ i mercati che lo impongono. Produrre vino con meno alcol rispetto a quanto si faceva fino a ieri, rispettando disciplinari e tradizione, potrebbe non essere una moda passeggera ma una tendenza consolidata. Addirittura una strada senza ritorno. A esserne consapevoli sono in primis i produttori. Anche quelli della Valpolicella, dove si mettono in bottiglia annate di Amarone che toccano i 17 gradi. O quelli dei Colli orientali del Friuli, bianchisti per eccellenza, dove i 14 gradi non sono uno scherzo del destino, ma una consuetudine. Ci sarà da cambiare registro, ma la volontà non manca.
«Il lavoro per abbassare di un grado l’alcol dell’Amarone è tanto e si può fare essenzialmente solo in vigna – commenta Riccardo Tedeschi dell’omonima cantina - con tecniche che richiedono dedizione quotidiana. Noi, con il supporto dell’università di Verona e di studi specifici, ci siamo riusciti, dobbiamo provare ad accontentare i gusti che cambiano. Poi l’Amarone resta un rosso nobile e un certo equilibrio è necessario».
Dalla Valpolicella ai Colli Berici, a Casa Cavazza, quattro generazioni di viticoltori, la musica è simile. «Abbiamo già in cantina alcuni vini pensati per un consumatore un po’ più giovane che chiede un prodotto fresco – racconta Elisa Cavazza - . il nostro Tai Rosso risponde a questa tendenza, si ferma a 12 gradi e mezzo».
In Friuli Venezia Giulia – anche ieri i 90 stand della collettiva regionale e i 30 stand privati hanno fatto il pieno di visitatori e buyers – il discorso è sentito. «Filosofia aziendale di Volpe Pasini e Schiopetto – racconta uno dei titolari, Alessandro Rotolo – è da anni quella di offrire vini freschi. Guardi qui, questo Merlot arriva a 12 gradi e mezzo, questo Pinot bianco a 13,5. E siamo in zone dove se non curi il vigneto e la lavorazione i gradi salgono». «Se gestisci bene le vigne, se curi le piante - conferma Violetta Babina dell’azienda Specogna della Rocca Bernarda - puoi contenere l’alcol in bottiglia. Noi lo facciamo già da tempo, sono operazioni complesse, ma garantiscono equilibrio e biodiversità».
Nel coro c’è anche chi non canta lo stesso spartito. Graziano Prà, business aziendale tra Soave e Valpolicella, è un imprenditore che va controcorrente. «Il nostro Amarone arriva a 17 gradi – spiega la responsabile marketing -, ma si presenta come un vino comunque fresco e di buona beva. Stesso discorso per il Soave, non ci facciamo condizionare». C’è infine chi è già andato ben oltre, arrivando all’alcol free. Villa Sandi della famiglia Moretti Polegato si è portata avanti con il lavoro, mettendo sul mercato una bottiglia di spumante ad alcol zero. Da un anno a questa parte anche Mionetto, altro big delle bollicine del Nord Est, ha messo sul mercato l’alcol free sparkling che, come spiega il capo del marketing, il manager Paolo Bogoni, viaggia a 2 milioni di bottiglie vendute nel Nord ed Est Europa, Usa e Canada. «Noi partiamo sempre dal consumatore, non dal prodotto», osserva Bogoni.
E proprio ieri Federvini, illustrando un report curato da Nomisma e TradeLab, ha evidenziato come Stati Uniti e Germania vivano un vero e proprio boom dei dealcolati, mentre l’Italia, su questo terreno, risulta in ritardo. Ma promette di allinearsi in breve.
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