Una rimpatriata di ex liceali nella 'Cena di classe' di Mandelli

(ANSA) - ROMA, 20 FEB - Diciassette anni dopo il diploma, un gruppo di ex compagni di liceo si ritrova per il funerale di un amico: da lì, una cena carica di nostalgia si trasforma in una lunga notte di eccessi, segreti e confessioni, costringendo tutti a fare i conti con il passato, con le proprie scelte e con ciò che sono diventati. E' la trama di Cena di classe, la nuova commedia corale diretta da Francesco Mandelli, ispirata all'omonima canzone Cena di Classe dei Pinguini Tattici Nucleari, con un cast che comprende Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito, Roberto Lipari, Nicola Nocella, Andrea Pisani, Francesco Russo, Giulia Vecchio e Annandrea Vitrano. Prodotto da Roadmovie e distribuito da Medusa Film, il film, di cui hanno appena debuttato poster e trailer, arriverà nelle sale dal 26 marzo. Cena di Classe "è una commedia corale, irriverente e agrodolce, che racconta una generazione attraverso una notte fuori controllo - si spiega in una nota -. La comicità del film nasce dal grottesco e dall'esagerazione, dal cortocircuito continuo tra l'immagine che i personaggi hanno di sé e la realtà che emerge quando le maschere cadono". Il film "osserva i Millennials senza filtri né indulgenze, raccontando una generazione cresciuta con grandi aspettative e oggi chiamata a misurarsi con un presente fragile, precario e spesso distante dalle promesse del passato. Le risate si alternano a momenti più intimi e amari, in cui il riso lascia spazio al riconoscimento e diventa lo strumento più diretto per parlare di fallimenti, paure, rimpianti e desideri rimasti in sospeso". Con Cena di Classe, Francesco Mandelli "firma una commedia più matura, fedele alla sua cifra autoriale: raccontare l'assurdo per arrivare al vero. L'ironia resta centrale, ma si accompagna a uno sguardo empatico e generazionale, capace di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla profondità emotiva". La musica in questo film "non solo è ispiratrice, ma accompagna e rafforza il racconto, amplificandone il tono nostalgico e ironico e contribuendo - si conclude - a costruire un immaginario condiviso, in cui riconoscersi è facile, a volte scomodo, ma inevitabile". (ANSA).
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