Amore e altre ambiguità. Il thriller straziante del giapponese Ryuichi
Al Far East Film la proiezione dell’atteso The Sickness Unto Love

Le storie di bambini o adolescenti assassini sono un caposaldo del thriller; ma è raro che lo svolgimento le porti al di fuori dei confini del genere. Invece il grande regista giapponese Hiroki Ryuichi, una presenza fissa al Feff, con The Sickness Unto Love ne fa un film straziante, in cui l’amore fra due giovanissimi rimane al centro nonostante tutto.
Nozomu (Nagao Kento), nuovo arrivato nella scuola, è uno strano misto di ostinazione e debolezza. Kei (Anna Yamada, strepitosa) è la ragazza più popolare della classe, e lo prende subito sotto la sua ala protettrice, con una bugia a fin di bene. Nasce un rapporto di amore sottaciuto, che Hiroki descrive con autentica profondità – e pietas, visto che cresce sempre più il sospetto che Kei sia (come dice la poliziotta interpretata da Maeda Atsuko) un mostro manipolatore. Questo concerne dapprima la morte sospetta di un odioso bullo della scuola, ma soprattutto finisce per riguardare un misterioso sito online che spinge i giovanissimi al suicidio convincendoli che rinasceranno in un mondo migliore.
Forse esiste ancora un’ambiguità? Forse lo vorremmo, come Nozomu, che si ostina a non credere a quello che vede. Ma comunque lo si interpreti, il film mette in luce con chiarezza fulminante una verità che è già apparsa qualche volta nel cinema: si può essere allo stesso tempo assassini manipolatori e innocenti. The Sickness Unto Love così diventa, al di là dell’aspetto del legame amoroso, una riflessione sul bene e il male, sulla giustificazione morale e sui suoi limiti, e sul senso di onnipotenza.
Nonché sul piccolo fatto che l’eclissi della religione tradizionale non rende i giovanissimi più “laici”, come sperano gli ottimisti, ma semplicemente li mette in balia tramite i social di culti neo-religiosi distruttivi e autodistruttivi.
Detto in margine: il film trasmette una visione del Giappone tutta diversa da quella arcadica cui siamo abituati a pensare. Non tanto per le cose che già sappiamo (il bullismo è feroce, i suicidi sono diffusi, e gli insegnanti sono del tutto assenti dalla vita interna della classe, salvo fare un elogio funebre a chi muore). Ma che i parchi pubblici siano pieni di spazzatura non ce lo immaginavamo! —
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