Tra materia e forma: le Piccole meraviglie di Zec in mostra a Udine
La Stamperia d’arte inaugura venerdì l’esposizione dedicata all’artista bosniaco legato alla città. Al centro, la carta come luogo della pittura

La Stamperia d’arte Albicocco di Udine presenta “Piccole, meraviglie”, una mostra di Safet Zec che riunisce un nucleo di opere su carta appartenenti a diversi momenti e temi della sua lunga ricerca: nature morte, studi del corpo femminile, figure e abbracci. La mostra (che sarà inaugurata venerdì alle 18) si inserisce nel più ampio programma di iniziative dedicate all’artista in occasione della XIII Biennale d’Arte, che inaugurerà sabato 19 alle 10.30 all’Abbazia di Rosazzo, a Manzano, con una mostra di opere di Safet Zec, “Arte per credere”.
Pittore e incisore, Safet Zec ha costruito in oltre mezzo secolo di attività un linguaggio profondamente personale, nel quale pittura, disegno, incisione e collage si incontrano in una continua ricerca sulla materia e sulla forma.
La mostra di Udine nasce da un’attenzione particolare a un aspetto intimo del suo lavoro: la carta come luogo della pittura.
Le opere presentate sono realizzate su carte ritagliate, frammenti, fogli già segnati e attraversati dal colore. Non si tratta dunque di superfici neutre sulle quali l’immagine viene semplicemente depositata. Sono carte che hanno già una storia: macchie, tracce, residui di colore, sovrapposizioni e abrasioni diventano parte integrante dell’opera. Zec non cancella ciò che trova sulla superficie. Lo guarda, lo conserva, lo trasforma.
È proprio in questa relazione tra la pittura e una materia già vissuta che si trova il filo conduttore di “Piccole, meraviglie” : la tavolozza. La tavolozza è il luogo nel quale la pittura prende forma prima ancora di diventare quadro. È una superficie di mescolanze e sovrapposizioni, dove il colore viene preparato, consumato, abbandonato e nuovamente utilizzato. Porta con sé la memoria del lavoro dell’artista.
Le carte di Zec sembrano appartenere a questo stesso spazio: sono supporto e tavolozza allo stesso tempo, superficie di lavoro e opera compiuta. Una macchia può diventare un’ombra. Un frammento di colore può suggerire una forma. Una superficie consumata può diventare la profondità di un corpo.
L’artista non parte quindi dal foglio bianco, ma da una materia nella quale qualcosa è già accaduto. La pittura continua ciò che era già iniziato. Da questa materia emergono soggetti diversi, ma profondamente legati tra loro. Oggetti, corpi e abbracci sono variazioni di una medesima ricerca sulla forma e sulla pittura. Zec sembra cercare l’immagine dentro la materia, e non contro di essa. Non cancella ciò che trova sulla carta: lo osserva, lo asseconda, lo modifica.
La mostra rinnova il rapporto significativo tra Safet Zec e la Stamperia d’arte Albicocco, un rapporto iniziato attraverso la ricerca incisoria e proseguito nel tempo attraverso numerosi progetti legati alla grafica, alla carta e alla stampa d’arte.
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