Una storia familiare dalla Boemia a Tarvisio: Marisa Sestito racconta le vicende attraverso un secolo
Martedì 10 marzo la presentazione al Teatro Giovanni da Udine, nell’ambito della rassegna “Foyer d’autore”

Una storia familiare lungo un secolo, dal 1891 al 1980, raccontata attraverso il vissuto e le scelte di donne, la fatica della maternità in tempi di guerra, con snodi ricorrenti nel valore della memoria che dal passato viene consegnata al futuro. Le torte di guerra dell’udinese Marisa Sestito (Gaspari, 223 pagine, 19.50 euro) sarà presentato martedì 10 marzo, alle 18, nell’ambito di “Foyer d’autore”, rassegna curata e condotta da Martina Delpiccolo in dialogo con l’autrice al teatro Nuovo “Giovanni da Udine”.
Una narrazione che inizia in Boemia con la scelta di Ottokar Vladek di emigrare. Un viaggio che lo porterà a Tarvisio dove ricrea un’agiatezza economica con l’attività di maestro sellaio e tappezziere. Un romanzo lasciato decantare nel cassetto da Marisa Sestito per oltre 40 anni, e ripreso quando i tempi della vita le hanno permesso di dedicarsi all’introspezione attraverso i ricordi, i racconti e le immagini delle radici del ramo paterno, anche se tiene a precisare: «Non è un romanzo autobiografico, piuttosto uno sviluppo di tempi, luoghi e persone, soprattutto lungo la linea genealogica femminile, che si dipanano in rivoli diversi destinati a trovare punti di incontro per riannodare temi, sentimenti e atmosfere di essenza vitale. La presenza di bambine, una sorta di leitmotiv, attraverso generazioni di donne, è certamente un elemento portante e riconoscibile».
Un dipanarsi di vite impigliate nella grande storia, costrette a perdere la mite quotidianità e centralità delle esistenze di uomini e donne , per affrontare l’insensatezza e la crudeltà della Grande Guerra. Il titolo “Torte di guerra” rimanda e riassume la metafora di un dolce inventato da una delle protagonista Mitzi che, con il poco disponibile, farina gialla e quel poco nella dispensa, impasta un dolce di Natale, per fare della privazione e sofferenza un momento di felicità. Un dolce che diventerà, assieme alle figure dei Krampuz, ai racconti e alle riflessioni sulla vita e la morte, al valore della parola espressa in lingue diverse, alla ricerca di valore nell’esistenza, elemento di inizio e approdo di storie.
I tempi del racconto sono fondamentali nello sviluppo del romanzo che, come nello stile di Marisa Sestito, ha uno sviluppo complesso per il numero di protagonisti, lingue e i luoghi. Da Tarvisio e Pontebba, all’Austria durante l’esodo per il conflitto, ma anche a Trieste e Roma. Città raccontate, in terza persona, al passato remoto e prossimo e infine al presente in voce narrante, con l’ italiano,il tedesco-austriaco, il triestino e anche il calabrese. Perché nel crogiuolo dell’estremo nord-est la mescola è densa e di tanti timbri. Due le protagoniste principali, Marie e Fanny, sorelle coraggiose e determinate nate nella seconda parte dell’800, entrambe con caratteri e sensibilità diversi, curiose e aperte al cambiamento che a Trieste tracciano la propria autonomia e indipendenza dalla famiglia d’origine. Un romanzo che come le favole inizia con “C’era una volta” e si sviluppa nella ricerca e ricucitura di un patrimonio comune respirato dalla scrittrice da bambina e adolescente: «Un tornare - spiega - nelle vecchie storie, non vissute ma condivise». La memoria è ciò che rimane del passato nel presente per esser patrimonio del futuro.
Questo il mondo in cui l’autrice chiama il lettore. E lo fa nell’ultimo capitolo con queste righe conclusive: «Sì, sono qui, bambino mio. Per te si incontrano quella che ero, quella che sono, sussurrando pezzetti di storie. Io ascolto per poter raccontare e perché tu non dimentichi».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








