Storia e innovazione, il Friuli progettato da Gentilli

«Placida solitudine, presso un avanzo di lago,/Luogo d’oblio, sepolto in seno a natura materna/Senza nome, né forma, ma nel silenzio soave/Della vegetazione fragrante e tenera, verde»: questi versi sono tratti da una poesia scritta dall’ebreo milanese Guido Lodovico Luzzatto (1903-1991), discendente dei Luzzatto di San Daniele del Friuli, che descriveva così il cimitero israelitico di origini settecentesche, tuttora esistente e attivo, situato nelle vicinanze del lago di Ragogna.
Come scrisse il professor Rino Borghello (1914 - 1992), cattolico e friulano, marito di Magda Gentilli (sorella di Roberto), ancora oggi, in quel luogo incantato (nonostante la funzione che esso svolge) «spira una pace mistica ed umana ad un tempo: la pace favolosa delle età mitiche». Una pace in cui, dal 14 luglio di cinque anni fa, riposano anche le spoglie di un illustre ebreo udinese, pure lui di origini sandanielesi: si tratta dell’ingegner Roberto Gentilli (1923 - 2015), figlio di Giulio e di Elisa Jona, sposato con Antonietta Ermacora e padre di tre figli. Da ragazzo, non avendo potuto frequentare regolarmente il Regio liceo classico “J. Stellini” a causa delle leggi antiebraiche, Roberto si diplomò nel 1941 come privatista. Poi, tra il ’43 e il ’45, le persecuzioni lo costrinsero, assieme ad alcuni suoi famigliari, a continue fughe e ricerche di nascondigli fra la Toscana e il Veneto. Disse, molti anni dopo: «Essere diversi perché ebrei, una sensazione improvvisa e alienante… Da un momento all’altro, senza che in me e nelle persone che conoscevo fosse cambiato nulla, mi sentii respinto, isolato». Con la Liberazione, una jeep della Brigata ebraica lo riportò a Udine, dove la sua famiglia trovò la casa distrutta, ma anche l’ospitalità di amici e parenti. E così, faticosamente, riprese la vita normale…
Laureatosi in Ingegneria civile edile a Padova nel 1950, Roberto lavorò presso la Società friulana cinematografi fondata da Nino Gentilli e successivamente, dal 1958, ricoprì sia ruoli dirigenziali negli uffici amministrativi comunali di Udine e di Gorizia sia incarichi regionali di alta responsabilità: fu direttore dell’Urbanistica (poi Pianificazione e Bilancio), direttore del Servizio beni ambientali e culturali, responsabile del Centro di coordinamento per la rilevazione e riparazione dei danni prodotti dal terremoto del 1976, quindi direttore della Ripartizione tecnica presso la Segreteria generale straordinaria per la ricostruzione, dando una sua chiara impronta alle fondamentali leggi regionali del 7 giugno 1976, n. 17, e 20 giugno 1976, n. 30. Stimato e benvoluto da tutti, era persona seria, sensibile, bonaria e gradevolmente ironica al tempo stesso.
Dal 1978 si diede alla libera professione, occupandosi prevalentemente di urbanistica, e fu assessore all’Edilizia privata e alla Pianificazione a Udine fra il 1995 e il 1996. Fu rappresentante in Italia del Fondo nazionale ebraico e si prodigò fino alla morte (avvenuta a Grado il 10 luglio 2015) per le associazioni cui era più vicino, in primis l’Ordine degli ingegneri. Nel 2015 Eddi Dalla Betta, presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica, lo commemorò dicendo: «Perdiamo una figura che ha contribuito a fare la storia dell’urbanistica e della pianificazione in Friuli Venezia Giulia». Dal canto suo, nel 2016, l’architetto Giorgio Dri lo ricordò così: «Se oggi il Friuli mostra un volto rinnovato su un impianto storico e paesi rimessi in piedi con case nuove accanto a edifici antichi ristrutturati, conservando l’impianto urbanistico tradizionale, molta gratitudine va espressa all’ingegner Gentilli». —
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