Lo spettacolo “Stabat Mater” di Edward Clugs al Verdi di Pordenone
Al Verdi il Balletto del Teatro Sloveno di Maribor diretto dal rumeno Edward Clug. Il
coreografo: «Sono stato colpito dalla purezza e dalla semplicità della musica»

La stagione danza del Teatro Verdi di Pordenone, ospita domani, venerdì 24 alle 20.30, il coreografo rumeno Edward Clug, autore di un dittico di successo, Stabat Mater/Carmina Burana, che accosta la spiritualità celestiale della musica di Pergolesi alla vitalità pagana di Orff.
Dal 2003 alla guida del Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, protagonista del programma, Clug ha sviluppato una forma stilistica originale, innovativa e di forte impatto visivo, un linguaggio moderno e minimale che accosta passato e presente dimostrando altresì una vocazione per la rivisitazione di titoli del repertorio.
La forte relazione con complessi internazionali con cui ha lavorato come il Bolshoi, il Balletto di Stoccarda, il Teatro alla Scala e l’Opera di Vienna hanno accresciuto la sua notorietà fuori dai confini nazionali con ripercussioni positive sul ruolo che il Balletto Sloveno occupa nella scena attuale.
«Nell’ultimo decennio – sottolinea – la compagnia si è messa decisamente in evidenza. Tra i lavori da me creati a Maribor, Radio&Juliet è stato un passe-partout per il successo internazionale, siglando un repertorio di qualità e attirando l’attenzione sulla mia persona e sul mio stile coreografico».
Oggi, alternandosi tra lavori commissionati e progetti internazionali come appunto la messa in scena del romanzo di Bulgakov, Il maestro e Margherita, realizzato per il Bolshoi di Mosca, Clug non si sottrae alle sfide di creare balletti a serata per esplorare nuovi territori o per trasferire nel repertorio della compagnia che dirige alcune sue coreografie realizzate per altri complessi come, appunto, Stabat Mater e Carmina Burana, nati rispettivamente nel 2013 per lo Staatstheater am Gärtnerplatz di Monaco e nel 2019 per Les Grands Ballets Canadiens de Montréal.
In questo dittico antitetico sospeso tra sacro e profano, tra un nuovo umanesimo e la psicanalisi, il coreografo-direttore a proposito dello Stabat Mater afferma: «Sono stato colpito dalla purezza e dalla semplicità della musica e a un certo punto anche dalle sue gioiose esclamazioni, che probabilmente non riflettono il dolore, ma piuttosto la sua imminente conseguenza: la speranza».
Una visione, assolutamente atemporale è insita nella vitalità pagana del secondo brano, Carmina Burana dove il centro del palcoscenico è sovrastato da un enorme anello che si fa nucleo di attrazione e repulsione dei corpi.
I temi umani del dolore, della speranza e del destino si legano nell’immagine del cerchio, perfetta forma naturale, e sono occasione di intima meditazione sulla condizione umana. —
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