Lo scheletro di Boralena arriva in mostra a Grado
Le ossa della balenottera trovata nel 2024 a Muggia ricomposte al Museo archeologico di Grado in dialogo col relitto di Iulia Felix nel progetto “Profondo presente”

Nell’estate del 2024 la carcassa da dieci metri di una balenottera fu trovata nelle acque antistanti Muggia. Soltanto due anni più tardi, lo scheletro di Boralena – questo il nome dato al cetaceo dai ricercatori – fa bella mostra di sé all’interno dello spazio espositivo temporaneo inaugurato al Museo nazionale di archeologia subacquea dell’Alto Adriatico di Grado, dove per un anno resterà a far da doppio biologico allo scheletro di fasciame della Iulia Felix.
Il progetto si intitola “Profondo Presente” e nasce dalla collaborazione tra Fondazione Wwf – Area Marina Protetta di Miramare e Museo Storico e Parco del Castello di Miramare – Direzione regionale Musei nazionali Fvg.
Avviato ormai da diversi mesi grazie all’incontro fra i funzionari delle due strutture, “Profondo Presente” trova – almeno per un anno – una collocazione ideale per lo scheletro della balena.
Dopo il suo ritrovamento, infatti, il personale dell’Area Marina Protetta l’aveva affondata a una ventina di metri di profondità al largo di Muggia: lì l’entropico lavorio del mare l’ha ridotta a uno scheletro, il quale è stato poi affidato al dipartimento di Veterinaria dell’Università di Padova perché lo restaurasse, rendendo possibile esporlo in un museo. Museo che ora c’è.

Le ossa bianche di Boralena fanno la loro bella figura al piano terra della struttura di Grado, che all’ingresso vede collocata per l’occasione una installazione dell’artista Elisabetta Mian, dedicata al tema del rapporto fra mare e uomo.
“Questa esposizione”, ha spiegato la direttrice del Man di Aquileia e del Museo di Grado Marta Novello, “ci permette di approfondire e coniugare i temi della ricerca subacquea, della tutela ambientale e dello straordinario patrimonio culturale che ci è stato lasciato in eredità. Tema di ulteriore aspetto interdisciplinare è la installazione artistica di arte contemporanea”.
Il sindaco di Grado Giuseppe Corbatto ha posto l’accento sull’attualità del messaggio: “Il mare è un patrimonio da custodire e trasmettere alle generazioni future. Per Grado, territorio particolarmente esposto agli effetti dei cambiamenti climatici, all'innalzamento delle temperature, all'erosione costiera e alla fragilità della laguna, la tutela dell'ambiente marino è una responsabilità che coinvolge l'intera comunità”.

Secondo il direttore del Museo storico e Parco del Castello di Miramare e della Direzione regionale musei, Guido Comis “la mostra testimonia la capacità del Museo Archeologico Nazionale di Grado di raccontare storie che collegano archeologia, biologia marina e arte contemporanea. L’installazione di Milan conferma inoltre l'apertura del museo alla creatività contemporanea e la sua capacità di rivolgersi a un pubblico sempre più ampio”.
Il direttore dell’Area marina protetta del Wwf, Maurizio Spoto, ricorda il primo incontro con Boralena: “Il progetto nasce il 30 agosto 2024, quando venne segnalata la presenza di una balenottera spiaggiata nel porto di Trieste. Da quella telefonata è iniziata un’operazione complessa che ha portato al recupero dell'esemplare, successivamente affondato nel Golfo di Trieste per consentire ai processi naturali di decomposizione di lasciare lo scheletro.
La collaborazione con il Museo Archeologico di Grado permette oggi di trasformare questa esperienza in un'occasione di divulgazione e sensibilizzazione, integrando archeologia, arte e scienza marina. Il progetto si inserisce anche nella storia dell'Area Marina Protetta di Miramare, che nel 2026 celebra quarant'anni dalla sua istituzione”.
A quel punto la parola passa a Sando Mazzariol, del dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione di UniPadova: “Abbiamo curato gli interventi necessari al recupero e alla valorizzazione dello scheletro di Boralena – ha spiegato -, mettendo a disposizione vent'anni di esperienza nello studio dei cetacei. La ricerca consente di approfondire le cause di mortalità di questi animali e di recuperare informazioni scientifiche da esemplari rinvenuti lungo le coste. La popolazione mediterranea di balenottere comuni è stimata in circa 1.200-1.400 esemplari”. Spoto ha sottolineato il contributo della Fondazione Wendy Schmidt, che ha finanziato l’intervento.
La funzionaria del Man di Aquileia Elena Braidotti ha spiegato nel dettaglio l’intervento al museo: “La mostra nasce dall'incontro tra archeologia, divulgazione e arte e rappresenta la prima esposizione temporanea organizzata nel museo. Il filo conduttore è la memoria del mare, intesa sia come patrimonio archeologico del passato sia come ecosistema vivente del presente”. Accanto allo scheletro, ha proseguito Braidotti, il percorso comprende pannelli informativi, contenuti multilingue, un tavolo interattivo e una riproduzione tridimensionale tattile, pensata per rendere l'esperienza accessibile a pubblici diversi: “L’iniziativa inaugura inoltre una nuova stagione di mostre temporanee e attività educative, sostenuta anche da sponsor e donatori attraverso Art Bonus”, ha detto la funzionaria.
Infine l’artista Elisabetta Milan ha illustrato il senso del suo intervento: “Tradurre il mare e l'oceano in linguaggi capaci di informare, divulgare e sensibilizzare sull'importanza dell'ambiente marino. La visione che dà vita al gesto creativo è la più grande forma di libertà, e ci sentiamo grandi visionari al servizio del mare, ciascuno per il proprio ambito per divulgare, informare e salvaguardare questo bene prezioso. Io traduco il mare in arte”.
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