Le Giornate del Cinema muto vince la sfida: «Ancora attuale»

Jay Weissberg: «Ci sono connessioni con il presente». Ben 250 i titoli programmati da 57 archivi di 19 Paesi. Oltre 400 abbonati hanno seguito il festival online

Cristina Savi
La fila davanti al Verdi durante le Giornate del Cinema muto
La fila davanti al Verdi durante le Giornate del Cinema muto

Il cinema muto non è una lingua perduta: basta una donna che si ribella o un film contro la guerra per capire quanto quelle immagini continuino a parlarci. Jay Weissberg, direttore artistico delle Giornate del Cinema Muto, ne traccia il bilancio al termine della 45ª edizione: 250 titoli da 67 archivi di 19 Paesi.

Gli accreditati hanno superato quota mille, arrivando da 42 Paesi, mentre oltre 400 abbonati hanno seguito il programma online con MYmovies. Numeri che confermano il ruolo internazionale di Pordenone nel cinema delle origini.

«È importante combattere l’idea che il cinema muto non abbia connessioni con il presente, soprattutto per avvicinare i giovani», osserva Weissberg, sottolineando come dato significativo il fatto che per il Collegium, il percorso per studenti, siano arrivate 68 candidature per dodici posti. «Perché il programma riflette temi che ci riguardano oggi».

Si interroga il presente

È il caso di “Peace on the Western Front”, film britannico del 1930 contro la retorica eroica della guerra, o di “Sadie Thompson”, con Gloria Swanson, in cui una donna determinata cerca di costruirsi da sola il proprio destino. «Figure femminili che resistono e non si lasciano definire da altri».

Soprattutto la sezione sulla follia femminile e la retrospettiva tedesca hanno mostrato quanto il cinema di ieri sappia interrogare la società. Tutto esaurito per l’apertura con “Don Q, Son of Zorro”, per “Una pagina di follia” e per la chiusura con “The Iron Horse” di John Ford, in replica oggi alle 16.30.

Buona risposta anche per il cinema spagnolo delle origini e il restauro di “L’arzigogolo”, dedicato a Italia Almirante Manzini. E come sempre ha avuto un ruolo centrale la musica dal vivo.

Weimar, oltre il cliché

Tra le sezioni più seguite, «Weimar senza censure», dedicata al cinema tedesco del primo dopoguerra, che proseguirà nel 2027. Weissberg invita a guardare oltre il cliché del cabaret: dietro la trasgressione si agitavano tensioni profonde.

«Dopo la Prima guerra mondiale la Germania era nel caos, tra gruppi di destra e di sinistra in conflitto. In assenza di una censura federale si aprì uno spazio di libertà, ma crescevano anche le forze repressive».

Lo dimostra “La vendetta di Hedda”, film del 1919 ritenuto perduto, le cui proiezioni erano state interrotte da gruppi di estrema destra perché giudicato osceno. «Ho capito quanto fosse importante riproporlo. In quei film si vedono anche le tensioni da cui sarebbe cresciuto il nazismo».

Salvare le immagini

La riscoperta dipende dalla possibilità di conservare e restaurare le pellicole. «Gli archivi spesso non hanno risorse sufficienti. Il patrimonio è fragile e la sua salvaguardia richiede investimenti». Weissberg ricorda commosso, al proposito, le parole di Elif Rongen-Kaynakçi, premiata con il Jean Mitry 2026, sull’importanza della collaborazione.

«Quando i governi decidono dove destinare i fondi, la cultura finisce spesso in fondo alla lista. E il cinema è ancora considerato soltanto intrattenimento, qualcosa che esisterà sempre. Ma i film possono scomparire: se non li preserviamo, li perdiamo».

I progetti per il 2027

«Negli ultimi vent’anni abbiamo trovato modi diversi di raccontare la storia del cinema. Il festival è rimasto aperto a idee e sensibilità nuove. Anch’io imparo dai giovani: è l’unico modo per continuare, rinnovandosi», dice Weissberg mentre guarda al 2027, anno in cui Pordenone sarà Capitale italiana della Cultura.

Il legame con la città si rafforzerà con “Le stagioni del cinema muto”: quattro appuntamenti con il Teatro Verdi, uno per stagione, ciascuno con un cortometraggio legato al periodo dell’anno e un classico, accompagnati dalla musica. In programma anche il primo concorso di composizione musicale per film muti: la partitura vincitrice sarà eseguita alla 46ª edizione, dal 2 al 9 ottobre 2027.

Proseguirà il viaggio nelle regioni italiane, dal Lazio alla Campania, e sarà omaggiata Florence Turner, fra le prime star del muto, celebre negli Stati Uniti e attiva anche in Inghilterra. Ma già a novembre una selezione curata da Weissberg sarà presentata alla Fondation Seydoux-Pathé di Parigi e alla Cinemateca Brasileira di San Paolo.

 

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