Dal Salento ad Aquileia, un laboratorio della cultura

Appuntamento a Palazzo Brunner-Segré: le radici del cristianesimo a partire dal folclore

Gabriele Pellizzari
I ritmi coinvolgenti e trascinanti della Taranta
I ritmi coinvolgenti e trascinanti della Taranta

Iniziano a maturare, con un prestigioso incontro ospitato alla Fondazione Aquileia, i primi frutti del Progetto interregionale «dal Salento ad Aquileia»: iniziativa di ricerca e officina sperimentale che, riprendendo il filo spezzato degli studi e delle intuizioni di don Gilberto Pressacco, intende riconsiderare le radici del cristianesimo aquileiese a partire dall’indagine di quel vasto patrimonio immateriale – musicale, coreutico e, latamente, folclorico – che di quella storia è stato geloso (e tenace!) scrigno lungo i secoli.

Il “Laboratorio di idee” oggi nella Sala conferenze di Palazzo Brunner-Segré, a partire dalla 15.30, enfatizza proprio il carattere fortemente innovativo delle ricerche di Pressacco, rilancia la necessità di aprire nuove prospettive di studio per indagare gli itinerari, spesso ancora sommersi, percorsi dalla storia (magari non limitandosi ai soli documenti letterari), provando anche a interrogarsi sulle più efficaci strategie di tutela e di rilancio di quei patrimoni non di rado spregiativamente definiti “popolari”.

E qui l’esperienza, il know-how e il prestigio della Fondazione “La Notte della Taranta” possono offrire uno straordinario esempio – riconosciuto e “imitato” in tutto il mondo – di valorizzazione e di rilancio di tradizioni impropriamente considerate povere, ma nutrite da radici ben più profonde e ben più nobili di tante “storie dei grandi”, di promozione di interi territori – non attraverso l’obliterazione dei loro connotati storici, ma proprio in virtù di quelli –, e di dialogo creativo tra antico e contemporaneo, come esperienza radicata, se non proprio radicale, ed esperimento di futuro.

Il caso di Aquileia, lo sappiamo bene, non è fortunato come quello del Salento: i connotati originali (irripetuti!) dell’antico cristianesimo aquileiese sono ahinoi ignoti quasi a tutti (poco si dice, meno ancora si pensa del vero proprium aquileiese: non tanto il Patriarcato medievale, ma la metropoli paleocristiana!) e, di conseguenza, restano alla mercé della dimenticanza; il potenziale – culturale, religioso, politico, economico – dell’antica Aquileia cristiana non è mai stato sfruttato – non dico appieno – ma neppure parzialmente; il patrimonio (materiale e) immateriale di quella antica tradizione mai adeguatamente promosso.

L’auspicio è che il Laboratorio di oggi – tenacemente coordinato dalla Fanny Bortone e che vedrà l’intervento, tra gli altri, di Daniela Castaldo, Placida Staro, Valter Colle, Alessio Screm, Fredy Franzutti e Luisa Cossio – possa essere un’occasione non solo di confronto ma anche di progettualità.

Il passato muore nel momento in cui si smette di consumarne i frutti. L’antico cristianesimo aquileiese potrebbe nutrire ancora molti cuori e certo avrebbe modo di proporre risposte originali, per domande antiche e nuove, se solo non fosse sistematicamente inascoltato. Nel mentre che l’Occidente che abbiamo inventato ieri sembra collassare, vittima delle sue troppe iniquità e dell’ormai insostenibile insipienza che lo contraddistingue(va), la ricchezza ideale di quella antica tradizione aquileiese potrebbe certo fornire l’occasione – o, se non altro, l’ispirazione – per la genesi di nuovi modelli di Occidente: basterebbe farsi carico di un progetto coraggioso. Di fronte alla violenza di una globalizzazione che vuole uniformare, non sommare, le differenze, Aquileia potrebbe ben stare come modello di un’identità tenace e resiliente, se solo si volesse collaborare al suo tentativo di non essere dimenticata.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto