Rototom Sunsplash, la storia in un film

UDINE. Quattro amici e una scommessa. Unire amicizia e lavoro, etica e progettualità. Decisero di crederci. Pochi i soldi in tasca e una strada in salita da percorrere. Ma la passione era grande, troppo per non iniziare a intraprenderla. La passione per la musica li spinse a buttarsi. A mettersi in gioco. Sapevano che non sarebbe stato facile. C’erano mille ostacoli diversi da superare. Ma non si arresero. Era il 1991 e l’associazione Rototom era appena nata. Da allora non si fermò più. Gestì due discoteche, organizzò centinaia di concerti, promosse manifestazioni per la pace, occupò una fabbrica dismessa per farne un centro culturale e inventò il festival reggae più grande del mondo, il Rototom Sunsplash.
E oggi, dopo più di 20 anni, la si vuole raccontare questa storia con i suoi protagonisti, le battaglie, le porte sbattute in faccia che non fecero altro che rafforzare il gruppo. E poi i tanti successi, le scelte, le decisioni da prendere. La si è voluta raccontare con un film in otto puntate da 15 minuti l’una, More than Twenty, diretto da Tommaso D'Elia e Silvia Bonanni. Un film che ripercorre gli esordi con il primo club a Gaio di Spilimbergo e poi la discoteca di Zoppola, i Sunsplash a Latisana, la manifestazione contro la guerra ad Aviano, l'occupazione dell'Ex Cerit, il festival in Brasile, dieci anni a Osoppo, la nuova vita a Benicàssim, i contests in America Latina.
A parlarne i fondatori, gli abitanti delle città che ospitarono le manifestazioni, ma anche amici, musicisti, dj, esperti del reggae, amministratori come l’ex sindaco di Osoppo, Viviana Londero. Ci sono i ricordi, tanti. Si volge lo sguardo indietro, alla fine degli anni 80, quando al Baobar di Gorizia, gestito da Filippo Giunta, presidente del Rototom, nascono quei legami di amicizia che saranno il collante per superare ostacolo dopo ostacolo. «Sono stati anni appassionati – afferma Giunta –, in cui abbiamo dovuto superare tanti ostacoli economici senza contare le difficoltà dovute a una certa incomprensione che hanno avuto nei nostri confronti amministratori locali, politici e forze dell’ordine. Malgrado tutto il gruppo è riuscito ad andare avanti grazie all’amicizia». Poi, nel 2000, il grande salto. Il festival Sunsplash si sposta nel parco del Rivellino di Osoppo dove rimarrà per 10 anni. La stretta repressiva sul festival con l’introduzione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe si fa insopportabile. Arriva il momento di prendere la decisione più dura. Lasciare l’Italia, lasciare il Friuli. Inizia la ricerca di un posto nuovo con quella brutta sensazione che ti accompagna di essere stato cacciato via da casa tua. Fino all'arrivo a Benicàssim, in Spagna. È un nuovo inizio. Un inizio fatto di una diffidenza ben presto superata e poi di successi che li porteranno a organizzare festival in tutto il mondo.
Un rammarico però rimane. Pesa infatti il silenzio assordante del Friuli Venezia Giulia. «Ci chiamano e siamo apprezzati in tutto il mondo – continua Giunta – tranne che in Friuli e questa è una cosa davvero triste, come il silenzio della presidente Serracchiani. In un deserto culturale come quello in cui si trova il Friuli continuano a non accorgersi che ci sono ragazzi friulani che non hanno opportunità di lavoro nella loro regione. Se solo qualcuno ci chiamasse sarebbe già positivo...». Ma il futuro, si sa, è ancora da costruire. E l’associazione Rototom non si vuole fermare. «Ci piacerebbe trovare uno spazio nostro – spiega Giunta – in cui costruire in maniera stabile una città della musica e della cultura che duri tutto l’anno, uno spazio aperto anche ad altri generi musicali. Solo accennare l’idea in Spagna c’è la fila dei sindaci pronti ad accoglierla, in Italia sembra che a nessuno interessi». Insomma, c’è un’altra scommessa da vincere.
Viviana Zamarian
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