Nathan East: «Quarant’anni sul palco assieme a Mr Clapton»
Lo storico bassista sarà sul palco del Palamostre di Udine: «Ogni cosa fatta da Eric è monumentale»

Quando a interpretare la musica di Eric Clapton sono i musicisti che hanno scritto la storia assieme a lui, condividendo decenni di live, incisioni e momenti fondamentali della sua carriera, il risultato va oltre il tributo. Nasce proprio da qui The Cream of Clapton Band: da una super band composta da Nathan East (basso), Steve Ferrone (batteria), Will Johns (chitarra e voce), Noah East (tastiere).
Il tour, che fa tappa nei principali teatri italiani, parte giovedì 19 marzo, alle 21, dal Teatro Nuovo Giovanni da Udine (data a cura di VignaPR e FVG Music Live). Al centro del progetto c’è Nathan East, storico bassista di Eric Clapton per oltre quarant’anni. Oltre che con Clapton, East ha lavorato con leggende della musica mondiale come Quincy Jones, Michael Jackson, Whitney Houston, Beyoncé, Barbra Streisand, Stevie Wonder… «Artisti che in qualche modo sono i miei eroi – aggiunge – Clapton, George Harrison, Ringo Starr, George Benson, Herbie Hancock, Chick Corea, Phil Collins…».
Qual è stata la collaborazione che più ha segnato la sua carriera?
«È difficile scegliere, ma forse proprio l’esperienza al fianco di Mr. Clapton è quella che ha avuto più impatto, oggi abbiamo alle spalle oltre quarant’anni assieme e abbiamo condiviso tante situazioni giù dal palco che hanno cementato il nostro rapporto, momenti personali molto duri (come la morte di suo figlio Conor), e lui era accanto a me quando se ne sono andati i miei genitori».
E con quali artisti italiani ha collaborato?
«I grandi Pino Daniele, Zucchero, Bocelli, Pausini, Ramazzotti (che conosco da quando era ragazzino)».
Cosa le piace dell’Italia, al di là della musica?
«Il cibo, gli scenari da cartolina, l’architettura, le persone amichevoli, il pubblico entusiasta… E sono un grande fan di Monica Bellucci».
La scaletta a Udine?
«Il repertorio a cui attingere è davvero vasto, non mancano i classici “Tears in Heaven” o la versione acustica di “Layla”, la scaletta sembra un po’ il catalogo di una vita con canzoni scritte quando ero solo un sedicenne che imparava a suonare in cantina fino ai pezzi che anni dopo avrei suonato sul palco con Eric, sono brani entrati nel dna di noi tutti».
In formazione c’è anche suo figlio Noah, oltre che il nipote di Clapton, Will.
«L’emozione di suonare con mio figlio è difficile da descrivere, dal punto di vista musicale parliamo la stessa lingua. Conosco Will da quando era bambino. E con Steve Ferrone ho suonato assieme migliaia di volte in giro per il mondo nei tour di Clapton, la chimica tra tutti noi non manca».
Cosa rende Eric Clapton unico?
«Suona con il cuore e l’anima, non solo con la chitarra e questo alle persone arriva. Ci sono tanti musicisti abili con lo strumento, quindi l’extra è dato sempre da quel pezzo di cuore/anima in più. Tutta la sua vita, ciò che ha attraversato, trasuda dalle note».
Come ha reagito alla creazione di The Cream of Clapton Band?
«Ne è stato lusingato, ci ha supportato. Quando io e mio figlio abbiamo registrato l’album “Father Son” l’anno scorso, ha anche suonato in due canzoni. Ascolta tanta musica ed è molto generoso quando riconosce del talento».
Ha ricordi particolari legati al lavoro in studio?
«Con Clapton ho registrato “August”, Phil Collins era alla batteria, Greg Phillinganes alle tastiere e Tom Dowd alla produzione, ogni canzone riportava alla sensazione del live, in un clima molto divertente. Lì la festa è cominciata, continuata poi con “Journeyman” in uno studio leggendario di New York, The Power Station, dove abbiamo trascorso tanto tempo. Ogni cosa fatta da Eric è in qualche modo monumentale, non si cade mai nella routine, ciascun ricordo è speciale».
In un mondo che va verso il caos, cosa può fare la musica?
«La situazione politica è molto complessa, ognuno ti spinge a scegliere una squadra (e se scegli quella “sbagliata” diventi il cattivo), ma mi piace pensare che siamo tutti uguali e non è obbligatorio schierarsi. Ogni giorno io cerco di portare unione, pace, non divisione. La musica può unire».
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