Mittelfest, il “Disordine” secondo Pedini: “Spero che il festival resti cosi per altri dieci anni”

Menzione d’onore per Mittelyoung, sezione del festival per artisti emergenti e frutto del lavoro svolto in questi ultimi anni

Laura Baldassi Viola Perissutti

“Mittelfest 2024 - Disordini" è il tema la 33esima edizione del festival organizzato dall’Associazione Mittelfest. Ma di cosa si tratta? Lo scopriamo insieme a Giacomo Pedini, direttore artistico dell’evento. «Hai mai visto due violinisti classici che si lanciano i violini e gli archetti mentre suonano Mozart? Hai mai visto dei danzatori acrobati raccontare il naufragio di una zattera in mezzo ad una tempesta?”

Tutto questo è Mittelfest: varietà e inatteso. È nato nel 1991 alla fine della Guerra fredda. Lo scopo era quello di stringere i rapporti tra l’Italia e l’area centro europea e balcanica che, nonostante la vicinanza, avevano patito la distanza di quarant’anni di Guerra fredda. L’unicità del Festival è che gli spettacoli arrivano da Paesi diversi, riuniti assieme attraverso il teatro, la danza, la musica e il circo, senza però far mancare un filo conduttore che leghi il tutto: il tema. «Quest’anno si è scelto “disordini”, che hanno due facce: non si riescono sempre a controllare e creano inquietudine e paura a volte, ma allo stesso tempo sono la possibilità di mettere insieme ciò che passa in velocità e ci sorprende».

Dal punto di vista dello spettacolo il tema è molto affascinante e inoltre chiude un percorso di tre anni iniziato nel 2022, che ha trattato gli “imprevisti”, l’“inevitabile” e ora i “disordini”. «Organizzando il festival abbiamo voluto pensare a tutti: famiglie, bambini, adulti e giovani. A ognuno è dedicato qualcosa, eppure sono sicuro che le scelte del pubblico mi stupiranno, l'importante alla fine è trasmettere desiderio e curiosità».

Mittelfest ha quindi l'obiettivo di accrescere nel pubblico la voglia di ascoltare, di conoscere e partecipare sempre di più ad eventi come questo. Non basta il divertimento, poiché l’auspicio è quello di lasciare il segno. «Il mio lavoro si concluderà nel 2026, ma il mio desiderio è che tra 10 anni il festival abbia ancora le caratteristiche che ha ora: avvicinare esperienze culturali di paesi che non si conoscono abbastanza per poi trasmetterle al pubblico».

Oltre a questo spirito che contraddistingue Mittelfest e che è insito nella sua natura, il direttore artistico Pedini si augura che il festival mantenga la sua ottima capacità operativa, che lui in questi anni ha contribuito a creare. «Anche se può sembrare una cosa semplice – aggiunge – non è banale l’auspicio che qualcosa si mantenga nello stato in cui è, perché costruire è faticoso, mentre disperdere è molto facile».

Rivolgendo lo sguardo alle passate edizioni, Pedini parla del suo contributo nei confronti di Mittelfest: «Innanzitutto, credo che ciò di cui vado più fiero sia stata l’aver saputo creare una struttura di personale che ragionasse in rapporto all’intera associazione Mittelfest e non unicamente al festival in sé, che è sì la nostra principale attività, ma non l’unica (ci sono Mittelyoung, Mittelland, e tutta la produzione teatrale, come lo spettacolo “La Cripta dei Cappuccini”)».

Successivamente, oltre all’aver riportato gli spettacoli itineranti al festival, ossia spettacoli diffusi nei vari spazi della città, un altro apporto dal punto di vista artistico e grazie all’aiuto di Francesca Novati, è stato l’inserimento a Mittelfest del circo: «Una volta poteva capitare che passasse occasionalmente, mentre ora è parte ufficiale del programma».

L’ultimo contributo che Pedini cita è infine Mittelyoung, sezione del festival per artisti emergenti e frutto del lavoro svolto in questi ultimi anni.

Come ogni attività cui ci dedichiamo, lasciando in essa una parte di noi stessi, anche Pedini ha ricevuto qualcosa in cambio da Mittelfest: «Sono grato a Mittelfest, mi ha dato moltissimo in termini di crescita e soddisfazione professionale, ma ha anche costituito per me, essendo un festival multidisciplinare, un vero e proprio apporto conoscitivo: dalla possibilità di incontrare nuove persone, a quella di lavorare a stretto contatto con tutta l’Europa centrale e dell’est, tenendo rapporti molto stretti con chi opera nei più svariati settori dello spettacolo. Ha fatto nascere in me nuovi interessi: ora sono curioso di cose nuove di cui prima non ero curioso soltanto perché non le conoscevo abbastanza».

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