Miles Davis, a Pordenone una mostra da ascoltare

A Villa Cattaneo per i cento anni della nascita del musicista un percorso tematico che offre anche una mappa sonora con duemila registrazioni

 

Cristina Savi

 

Non comincia da una data né da una cronologia, ma da un gesto semplice: mettersi ad ascoltare. È da qui che prende forma “Miles Davis 100 – Listen to This!”, la mostra che a Pordenone sceglie di avvicinare Miles Davis – di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita - non come monumento da celebrare, ma come presenza viva, capace di orientare l’orecchio prima ancora dello sguardo.

Ascoltare, prima di vedere

Allestita nelle sale di Villa Cattaneo, organizzata dal Comune con il festival Jazzinsieme, l’esposizione, curata da Enrico Merlin, uno dei massimi esperti davisiani, allestita da Francesco Simoni e attesa dal 7 maggio, si muove dichiaratamente fuori dai binari della retrospettiva tradizionale. «Non volevamo una celebrazione nostalgica - ha spiegato Merlin durante la presentazione alla stampa- ma costruire uno spazio di ascolto attorno a Miles: un centro di gravità da cui continuano a generarsi traiettorie musicali e culturali». Il risultato è un percorso che attraversa otto ambienti tematici, ognuno dedicato a una delle molteplici dimensioni di un artista “caleidoscopico e inafferrabile”, come lo definisce lo stesso curatore.

Il punto non è raccontare una carriera, ma restituire una costellazione. In questo senso, la sezione “Listen to This!” rappresenta il cuore concettuale della mostra: una piattaforma di ascolto (con molteplici postazioni ad alta fedeltà) con oltre duemila registrazioni navigabili, una mappa sonora che consente di entrare nel laboratorio davisiano senza mediazioni. Qui la mostra si fa esperienza: si ascolta, si sceglie, si torna indietro, si scoprono deviazioni.

Dentro il suono di Miles

Accanto a questa dimensione immersiva non manca una componente visiva e documentaria di rilievo. Tra i pezzi più attesi c’è la tromba originale blu e oro progettata per Davis, proveniente dalla collezione di Don Hicks: uno dei tre esemplari esistenti. Attorno, una “galassia” di materiali – oltre 300 supporti fonografici, gli scatti di Anthony Barboza (il noto fotografo e uno dei pochi amici di Davis, che sarà presente all’inaugurazione), riviste, contratti, lettere, quadri dipinti da Davis– che restituiscono il profilo di un artista capace di ridefinire non solo il jazz, ma l’immaginario culturale del Novecento.

Merlin insiste su questo punto: «Miles non è stato soltanto un trombettista, ma un catalizzatore di talenti». Da Herbie Hancock a Chick Corea, da Wayne Shorter a Keith Jarrett, intere traiettorie musicali sono passate attraverso il suo universo.

Giorgio Ivan(Jazzinsieme) ha definito il progetto «il fiore all’occhiello» dell’attività, sottolineando il lavoro di lunga durata che ha portato a costruire una rete internazionale, con il coinvolgimento dell’American Jazz Museum e della House of Miles. «È una mostra che vuole essere anche un veicolo turistico», ha aggiunto, annunciando un calendario di eventi collaterali – concerti, incontri, guide all’ascolto – che accompagneranno l’esposizione fino all’estate.

Villa Cattaneo, nuovo spazio vivo

L’assessore Alberto Parigi, che ha richiamato il ruolo di “Listen to This!” nel percorso verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, ha voluto sottolineare come villa Cattaneo, a lungo spazio inattivo, grazie a un intervento rigenerativo «ora non è solo una sede espositiva, ma un laboratorio in trasformazione, destinato a diventare il cuore del futuro Polo musicale cittadino”. In questa prospettiva la mostra, “un’anticipazione di altissima qualità di ciò che verrà”, agisce come una sorta di prova generale: un utilizzo degli spazi, capace di suggerire come la villa potrà funzionare nel suo ruolo di centro di produzione, archiviazione e fruizione del suono.

Rimettere Davis al centro

Al di là delle cornici istituzionali, “Listen to This!” nasce con l’intenzione di restare fedele alla sua intuizione di base: togliere Miles Davis dalla distanza reverenziale e rimetterlo in circolo. Non come icona immobile – pur presente, nella sezione dedicata al suo volto diventato segno globale – ma come pratica viva, ancora capace di suggerire nuove possibilità di ascolto. La mostra occuperà integralmente le sale della villa, invitando i visitatori a un attraversamento libero, non gerarchico, quasi errante. Anche in questo, la scelta curatoriale è coerente: non c’è un inizio obbligato né una fine definita, ma una serie di ingressi possibili dentro l’universo Davis. 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto