Tempra friulana e cultura: così Marta Sgubin conquistò Madame Jackie
Partita da Fiumicello negli anni ’50, fu governante dei Kennedy: i ricordi di una vita trascorsa al fianco dei potenti

Esistono storie che non hanno bisogno di grida per essere ascoltate; storie che viaggiano sottovoce, protette dal rigore di un’etica d’altri tempi. Sono le storie delle donne friulane del dopoguerra, un esercito di “ambasciatrici dell’ombra” che, a partire dagli anni Cinquanta, lasciarono i propri paesi per entrare nelle dimore più prestigiose del pianeta. Scelte per una riservatezza asettica e una dignità regale, divennero lis massaris ovvero le governanti dell’alta nobiltà e delle grandi dinastie, da Milano a Parigi, fino a New York.
Tra queste figure quasi leggendarie svetta Marta Sgubin, originaria di Fiumicello, frazione di San Valentino. Ma la sua non è la cronaca di una semplice domestica; è la parabola di una mente brillantissima. Marta non portò in America solo la laboriosità della sua terra, ma una cultura poliglotta e raffinata: laureata alla Sorbona di Parigi, Marta si districava con eleganza in ben sei lingue.
Questa preparazione accademica, unita alla sua tempra friulana, la rese l’unica persona capace di interloquire alla pari con l’élite intellettuale che frequentava casa Kennedy. Quando approdò a New York, non era solo una governante, ma una donna di mondo che sapeva leggere l’anima di Madame Jacqueline come nessun altro.
Ho il privilegio raro di chiamare Marta amica. Ogni volta che il lavoro mi porta a New York, cerco di passare da lei. Entrare in casa sua, tra i grattacieli di Manhattan, è come varcare una soglia magica. L’accoglienza è sempre la stessa, potente e commovente: Mandi, cemût statu?. In quel saluto si apre un forziere di ricordi che profumano di gubana e caffè corretto grappa, sorseggiato mentre la lingua friulana scorre fluida, rito sacro che ci riporta a casa.
Marta sorride quando ricorda i suoi primi giorni a Newport. La sua dignità friulana si impose subito: scoprendo che i cani della famiglia dormivano in un capanno esterno, dichiarò con fermezza che da quel momento i cani avrebbero dormito in casa con lei. Jackie, colpita da tanta determinazione, acconsentì immediatamente. Ma la vita con i piccoli Kennedy era anche fatta di sfide imprevedibili. Memorabile l’episodio in cui John Jr., per fare uno scherzo a lei e a Caroline, liberò sette serpenti d’acqua neri che finirono nelle tubature, spuntando dai water di tutta la casa tra le urla delle bambine e la rassegnata ironia di Marta, che non perse mai il controllo.
Il legame con Jacqueline si consolidò a tavola. Marta portò nel cuore di New York i sapori schietti del Friuli. Jackie, che pure frequentava i migliori ristoranti del mondo, adorava le sue minestre alla friulana, piatti semplici e genuini che Marta cucinava con la stessa precisione con cui aveva studiato alla Sorbona replicando la ricetta materna. Era quel gusto di casa che offriva a Madame un rifugio dalle tempeste della vita pubblica. Marta era l’ombra protettrice: è stata l’unica figura non di famiglia ammessa al capezzale di Jackie nei suoi ultimi istanti e l’unica dipendente citata nel testamento di John Jr., che la considerava una seconda madre.
Oggi, a novant’anni, Marta resta una quercia secolare. Non ho mai voluto porle domande indiscrete e dirette sui segreti di quella dinastia; farlo significherebbe tradire un patto d’amicizia sacro. Ascolto solo ciò che lei desidera narrare, onorando quel muro di riservatezza che è stato il segreto della sua vita. Ringrazio la vita per avermi concesso il privilegio di conoscerla, rendendomi testimone di una nobiltà che non ha confini ed uno stile d’altri tempi.
La sua storia insegna alle nuove generazioni che si può studiare nelle più grandi Università e servire i potenti del mondo senza mai smarrire la propria schiettezza. Perché, come ci diciamo spesso a New York, il mondo è grande, ma solo con la coerenza del cuore si trova la strada per tornare a casa.
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