Mariapia Veladiano: «La Chiesa sulla pedofilia sta o cade»

Il nuovo romanzo della scrittrice presentato al festival

Non un saggio, non un’inchiesta giornalistica, ma una narrazione che scava dentro una delle ferite più laceranti della Chiesa cattolica: gli abusi sessuali sui minori e il silenzio che li ha protetti troppo a lungo. Dio della polvere (Guanda), il nuovo romanzo che Mariapia Veladiano ha presentato ieri sera a pordenonelegge, nell’auditorium della Regione, è un libro che non concede scappatoie.

Ed è opera di una scrittrice che è filosofa, teologa e che, dalla vittoria al Premio Calvino al successo de “La vita accanto”, ha sempre intrecciato letteratura e responsabilità civile.

Con una scrittura densa e limpida, Veladiano mette in scena un dialogo teso e drammatico fra una fisioterapista, donna di fede, che cerca verità per una sua giovane paziente abusata e un vescovo «per bene», ma forse non abbastanza: figure che incarnano dolore, ricerca di verità e difesa di un’istituzione che rischia di smarrire se stessa.

«La Chiesa sulla pedofilia sta o cade», afferma l’autrice con la forza di chi crede che il Vangelo sia un dovere di giustizia. L’urgenza del romanzo nasce proprio da qui: dal bisogno di dire basta, di rompere la “sacra cecità” che troppo spesso ha spinto i fedeli a dubitare delle vittime, a minimizzare, a chiudere gli occhi.

Veladiano non cede al compiacimento morboso. Racconta storie che non sono cronaca diretta, ma che derivano da vicende reali, rielaborate nella forma del dialogo serrato. La scelta del romanzo, e non del saggio, permette di dare voce al sentire dei personaggi, di trasformare i numeri e i documenti in esperienza universale.

La riflessione si allarga. Perché in Italia, diversamente da Irlanda, Francia o Stati Uniti, la questione resta quasi invisibile? Mancano inchieste giornalistiche indipendenti, pesa la presenza capillare del clero, domina ancora la tentazione di proteggere l’istituzione a scapito della verità. Ma il prezzo, avverte Veladiano, è altissimo: tradire la propria stessa missione evangelica. Non basta denunciare le ingiustizie del mondo se poi si resta muti davanti a quelle in casa propria.

In questo senso, Dio della polvere è un atto di fede e di coraggio. Perché mostra come la Chiesa possa salvarsi solo tornando al Vangelo, scegliendo senza esitazioni la parte delle vittime. Non per convenienza, ma per fedeltà alla sua ragione d’essere. È un libro che non consola e che chiama a responsabilità. Come scrive Veladiano, «il battesimo ci rende tutti responsabili».

E la vera comunità cristiana inizia soltanto quando smette di aver paura di guardare la verità negli occhi. Il romanzo mette dunque in discussione non solo il potere ecclesiale, ma anche la coscienza dei credenti. Veladiano invoca la capacità di riconoscere e ascoltare le vittime: è lì che si gioca la credibilità della Chiesa oggi: nello stare accanto ai più fragili senza più rimandare, senza più tacere.

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