L'incubo delle indemoniate di Verzegnis diventa un film: al via il progetto di Nicolosi e Galli
Il regista Daniele Nicolosi sta girando in Piemonte e Friuli: un corto dedicato a una vicenda diventata leggenda. «Sarà un racconto in bilico fra realismo e soprannaturale»

Verzegnis, fine Ottocento: giovani donne possedute dal demonio. Almeno questo si pensò inizialmente, quando alcune ragazze manifestarono comportamenti alquanto bizzarri e violenti. I medici, invece, diagnosticarono loro una patologia psichiatrica. “Le indemoniate di Verzegnis” diventò col tempo la formula per ricordare una storia diventata leggenda. Il libro di Pietro Spirito del 2022 aprì un varco nell’oscurità di una vicenda dai più dimenticata.
Ora quell’incubo approda al cinema. A favorire il progetto è stato l’incontro fra il regista piemontese Daniele Nicolosi e lo sceneggiatore triestino Giampaolo Galli, da tempo compagni di lavoro.
Spiega Nicolosi: «Abbiamo attraversato generi differenti, dal western alla fantascienza postapocalittica. Un pensiero comune ha individuato nell’horror l’obiettivo, sempre però mantenendo la nostra idea di cinematografo, ovvero utilizzare il genere per raccontare qualcosa che vada oltre il genere stesso. E così Giampaolo mi propose, appunto, il caso delle indemoniate. La trovai una proposta avvincente e cominciò così la ricerca di testimonianze e di materiali. La nostra è una rilettura liberamente ispirata agli avvenimenti. Non è una ricostruzione storica, bensì una sorta di antefatto immaginario».
Il formato scelto è il cortometraggio: fra i quindici e i venti minuti, con riprese in Piemonte e in Friuli.
«Approfondendo — racconta ancora il regista — rimasi sorpreso dalla violenza sulle donne di allora, nonché dalla forza del patriarcato e dalle condizioni drammatiche nelle quali queste persone sopravvivevano. Le stregonerie e le persecuzioni erano la diretta conseguenza di quel mondo di sofferenza. Con il nostro corto vorremmo illuminare tematiche purtroppo ancora tristemente attuali».
La protagonista si chiama Valeria, ha il volto di Giuditta Niccoli e vive con il nonno, interpretato da Giorgio Colangeli, in una casa isolata sulle montagne. Nel cast figurano anche Alice Piano e l’attrice e cantautrice udinese Demetra Bellina, che entrerà in scena nella parte conclusiva del racconto.
La particolarità del progetto è la sua costruzione visiva. «Cerchiamo di rimanere continuamente in bilico fra realismo e soprannaturale», svela il regista. «A un certo punto queste due dimensioni si mescolano. Il personaggio di Giuditta incontrerà una metamorfosi che racconteremo con l’uso dell’animazione in stop motion. Il mondo rurale, concreto, della vita contadina si trasforma così in una dimensione quasi fiabesca, ma cupa».
Un esperimento che combina riprese tradizionali e animazione. Quelle piemontesi si stanno concludendo, mentre la parte friulana sarà realizzata nel 2027 agli stavoli di Orias, già utilizzati come location per “Piccolo corpo” e “Menocchio”. Qui il racconto abbandonerà l’isolamento della protagonista per assumere una dimensione collettiva, avvicinandosi alla vicenda delle indemoniate.
Dietro l’operazione ci sono due realtà indipendenti: Aleo Film di Bologna, rappresentata dal produttore Alessandro Leo, e Metropolis Film di Torino, con Paolo Nicolosi alla produzione e Daniele alla regia. Nonché la presenza della Film Commission Fvg.
«Abbiamo creduto nel progetto fin dall’inizio e deciso di investire direttamente nella sua realizzazione — rivela Leo — avviando rapporti con sponsor e presentando richieste di sostegno, ma il cortometraggio si farà indipendentemente dall’esito dei finanziamenti pubblici. Non volevamo che la sua esistenza dipendesse esclusivamente dai bandi».
«C’è già una prima stesura del lungometraggio», precisa Daniele Nicolosi. «Il corto sarà un prequel, ma anche un biglietto da visita per mostrare il tono e lo stile del film che vorremmo realizzare. Oggi produrre una pellicola partendo da zero è complicato. Un corto può diventare lo strumento per dimostrare concretamente le potenzialità di una storia».
Successivamente l’opera potrebbe approdare sulle piattaforme e trovare spazio anche nelle sale. «Il risultato cercato non è soltanto quello di far paura. È riportare in superficie una vicenda nella quale il confine fra possessione e sofferenza umana appare assai meno netto di quanto suggerissero le credenze dell’epoca. Dietro il demonio che si credeva di vedere nelle donne di Verzegnis, forse si nascondevano demoni molto più terreni»
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