Lezioni di scienze, c’è il fisico Paolo Ferri: «Vi racconto l’universo»

Appuntamento domenica 18 gennaio al teatro Giovanni da Udine: le esplorazioni sono giunte ai confini del sistema solare, un angolo infinitesimo

Valerio Marchi
Il fisico Paolo Ferri, a destra la galassia a spirale nota anche come IC 342
Il fisico Paolo Ferri, a destra la galassia a spirale nota anche come IC 342

L’appuntamento è in programma per domenica 18 gennaio, alle 11, con il ciclo delle Lezioni di Scienze “Aria, fuoco, terra, acqua”, ideato dagli Editori Laterza e organizzato in collaborazione con il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, con il sostegno di Confindustria Udine e la media partnership del Messaggero Veneto.

A parlare di “Un universo sempre più grande” sarà il fisico Paolo Ferri, che ripercorrerà il viaggio dall’antichità (Aristotele, Eratostene, Aristarco, Ipparco e Tolomeo, il primo che elabora un modello matematico) a Copernico, Tycho Brahe e Galileo, che completa la rivoluzione copernicana con lA “invenzione” del sistema solare.

Poi, il dopo Galileo, con la scoperta di nuove lune e pianeti, quindi l’era spaziale, con un’astronomia divenuta anche esplorativa. Infine, la scoperta delle galassie (inizialmente si pensava che ve ne fosse una sola) e l’osservazione dello spazio a distanze che prima erano inimmaginabili.

Ferri, laureato in Fisica teorica all’Università di Pavia, è entrato nel 1984 a far parte dell’Esa (Agenzia spaziale europea) come astrofisico per la missione ExoSat.

Passato alle operazioni spaziali, ha diretto alcune missioni scientifiche quali Cluster, Venus Express, Mars Express, ExoMars e Rosetta, la prima sonda a raggiungere e studiare da vicino il nucleo di una cometa.

Dal 2013 a 2020, inoltre, è stato capo del dipartimento delle operazioni delle missioni robotiche dell’ESA. Attualmente si occupa di educazione e training in scienza e tecnologia spaziale.

Ha pubblicato in Italia una serie di libri divulgativi sullo spazio e l’astronomia, tra i quali “Il cacciatore di comete” (Laterza 2020), “Volare oltre il cielo” (Cortina 2025) e “Ai confini dell’universo” (Laterza 2025).

Professore, che momento vive la cosmologia?

«Da un lato i progressi fatti sono straordinari, dall’altro i dati raccolti negli ultimi vent’anni hanno messo in crisi un modello che si era stabilizzato. Più aggiungiamo informazioni e dati, più si confondono le cose, ma in fondo questo è anche il modo in cui procede la scienza».

Immaginiamo che i dati continuino ad arrivare numerosi.

«Arrivano in quantità mostruose, complicando la situazione, ma forse ci aiuteranno a creare un modello che funzioni meglio. E ci aiuta la potenza di calcolo, sempre più elevata».

Ogni crisi dunque può risultare feconda.

«Certo, perché ne possono scaturire anche nuove idee e, magari, una nuova rivoluzione, come 400 anni fa. Parlerò di tante cose – l’espansione dell’Universo, le sue dimensioni, e così via – ma avvertendo che non è escluso di dover rivedere tutto nei prossimi anni. Bisogna considerare che la cosmologia è una scienza molto “giovane” e un po’ particolare che si basa su modelli che sono difficili da verificare».

Modelli di cui talora ci si fida troppo?

«Proprio così. Inseriamo i dati, esce un risultato e presumiamo che sia la realtà, eppure non è così. Bisogna invece usare quel risultato per cercare di capire la realtà. I modelli attuali, ai quali spesso si tende a delegare troppo, sono molto più affidabili di prima, ma non lo sono al 100 per cento».

Insomma, la scienza è esatta, però mai definitiva?

«Il suo valore risiede proprio nel dubbio, è tutto un continuare a domandarsi dov’è l’errore grazie al quale possiamo progredire: questo è il senso che cerco di dare quando faccio divulgazione scientifica».

Fino a dove sono giunte le esplorazioni?

«Fino ai confini del sistema solare, che però è ridicolmente piccolo rispetto a tutto il resto. Praticamente con le sonde spaziali siamo arrivati fino a un giorno luce di distanza, ma la prossima stella più vicina è a oltre quattro anni luce di distanza. Abbiamo esplorato solo un angolino infinitesimo dell’universo».

Dall’Introduzione del suo ultimo libro emergono la curiosità, lo stupore, l’emozione dei suoi primi approcci con il mistero del cosmo che «fa battere forte il cuore». Questa dimensione interiore permane, dopo decenni di ricerche e attività condotte con metodo e rigore scientifici?

«Quando ci stacchiamo un po’ dagli schermi del computer tutto ciò rimane, sempre».

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