La storia di Adele Fendi al Festival pordenonelegge: nel libro della nipote la vita della pioniera della moda
La nipote racconta l’amicizia tra la capostipite della maison e il pittore friulano

Adele Casagrande sposata Fendi, colei che posò la prima pietra della maison negli anni Venti del Novecento, era attratta dalla bellezza in qualunque forma si presentasse. Le bastava osservare qualcosa che meritasse un’emozione. La nipote Maria Teresa Venturini Fendi, figlia di Anna – seconda delle famose cinque sorelle – firma un libro, “Adele F.” (Salani Editore), presentato a pordenonelegge 2026, nel quale riavvolge l’esistenza di una donna che nel bel mezzo del patriarcato seppe imporre la propria visione imprenditoriale. Dal primissimo negozio in via del Plebiscito fino alla costruzione di un impero senza confini, Adele non si fece mai intimorire dagli uomini.
La nostra curiosità s’intensifica nello scoprire la passione di Adele per l’arte di Mirko Basaldella, artista udinese di gran fama che rappresenta – assieme ai fratelli Afro e Dino – un’eccellenza del Friuli novecentesco. «Ricordo perfettamente una lunga fila di sottili cerchi di legno che mia nonna adorava indossare», rivela l’autrice. Non erano semplici gioielli e, soprattutto, non assomigliavano affatto ad altri monili in voga all’epoca. Si tratta di piccoli lavori scolpiti, modernissimi, realizzati, appunto, da Mirko, di una contemporaneità incredibile».
Forse basta partire proprio da quei bracciali per raccontare la parte meno conosciuta di Adele, che non aveva soltanto uno straordinario fiuto imprenditoriale, ma un’autentica necessità del bello. Lo cercava negli oggetti, negli abiti, nei luoghi e nell’arte. Ed è proprio questa sensibilità ad averla portata a instaurare un rapporto di amicizia con Basaldella, che scelse Roma come uno dei luoghi centrali della propria attività.
Il pittore e scultore aveva lo studio in via Margutta e Adele andava a trovarlo per scegliere quadri, sculture e altri lavori. Poi le visite si invertivano. Mirko, insieme alla moglie, raggiungeva Fendi in via Piave e sceglieva valigie, pellicce e oggetti preziosi. Tra l’artista e l’imprenditrice si sviluppò una sorta di baratto. «È la cosa divertente di questa storia», osserva Maria Teresa. «Proprio un baratto. Lo trovo bellissimo: quasi un gioco infantile tra il possesso e il dono. E la nonna ne era felicissima».
Non è possibile stabilire con certezza quando quel rapporto sia cominciato. Maria Teresa colloca i ricordi familiari tra gli anni Quaranta e i Cinquanta, senza però voler fissare una data difficile da stabilire. Adele aveva riconosciuto nell’opera di Basaldella qualcosa che la attirava profondamente. Una scelta tutt’altro che scontata per una donna formata dal gusto dei primi decenni del Novecento. «Mirko era moderno, all’avanguardia, contemporaneo».
Quanto fosse forte il legame con l’artista friulano lo racconta anche un gesto familiare: quando le sue cinque figlie si sposarono, Adele regalò a ciascuna di loro un lavoro di Basaldella. Altre creazioni dell’artista sono rimaste nel patrimonio familiare e oggi si trovano nelle diverse case dei discendenti. Maria Teresa ricorda quadri, sculture e soprattutto «un candelabro di bronzo bellissimo, una figura alta e stretta che sostiene i portacandele. Un oggetto di fattura eccelsa».
«Quando Adele scendeva negli alberghi a lei graditi», racconta Maria Teresa, «non si limitava a osservare ciò che le veniva mostrato. Voleva scoprire tutto. Si faceva aprire gli armadi e passava in rassegna la raffinata oggettistica dell’albergo».
Lo stesso principio valeva per il guardaroba. «Adele aveva individuato un modello che sentiva perfetto per sé e non aveva bisogno di inseguire continuamente qualcosa di nuovo: uno chemisier con pieghe piatte sul davanti, riproposto in tessuti, fantasie e colori differenti. Shantung, seta, piccoli disegni quasi da cravatteria maschile, molto blu, uno dei suoi colori preferiti. Una sorta di uniforme personale realizzata dal sarto André Laug. Da giovane Adele aveva fatto realizzare da un maestro sellaio una borsa cucita con il grosso filo utilizzato per le selle. Da quell’intuizione sarebbe nata la Selleria, diventata negli anni uno dei classici della maison. Molti decenni dopo, nel 1997, la nipote Silvia Venturini Fendi avrebbe ideato la Baguette, destinata a diventare un’altra icona.
Ma in quei sottili cerchi di legno scolpiti da Mirko c’era già tutto il gusto di Adele: riconoscere la bellezza e portarsela addosso.
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