Un secolo di Friuli visto dall'altare: la storia di La Vita Cattolica nel libro di Ivan Portelli

Esce il sesto volume della collana dell'Istituto Pio Paschini dedicato al settimanale diocesano fondato nel 1926. Dalle trincee del fascismo al legame con la Dc, fino alla svolta della lingua friulana nella Bibbia e alla battaglia per l'Università di Udine. Un viaggio fotografico e documentale tra fede, politica e secolarizzazione

Cesare Scalon
Battisti fra le macerie dopo il terremoto.
Battisti fra le macerie dopo il terremoto.

Il volume di Ivan Portelli dedicato al settimanale dell’Arcidiocesi di Udine La Vita Cattolica è il sesto della «Serie moderna e contemporanea» di Fonti e ricerche pubblicate dall’Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli. Come suggerisce il sottotitolo del volume, leggere questo libro - corredato da un’ampia documentazione fotografica - significa ripercorrere un secolo di storia friulana filtrata dalle pagine del settimanale. Le vicende della diocesi udinese si intrecciano profondamente con quelle del territorio e contribuiscono a definirne l’identità, che sarebbe incomprensibile senza l’apporto fondamentale che la Chiesa ha dato alla sua formazione.

Dopo aver ripercorso sinteticamente i primi passi della stampa cattolica udinese nel contesto politico, sociale e religioso di fine Ottocento e inizi Novecento, si racconta la nascita del settimanale, quale principale organo di stampa dell’Arcidiocesi di Udine, avvenuta nel 1926. Nella sua storia centenaria sono riflessi i grandi avvenimenti nazionali ed internazionali, che offrono un quadro complessivo del clima politico, sociale e culturale (oltre che religioso) dei diversi periodi in cui l’autore suddivide il Novecento (il Fascismo, la guerra, il dopoguerra, il Concilio, la contestazione, gli anni Settanta, il crollo del comunismo e i profondi cambiamenti della politica italiana e internazionale degli ultimi decenni). Allo stesso tempo emerge con forza la storia locale, quella del Friuli, con tutte le sue peculiarità che dipendono dalla collocazione geografica e dalle vicende storiche tutt’altro che marginali che hanno segnato questa regione.

Venendo in particolare alle vicende interne della Chiesa balzano agli occhi gli stili diversi di governo episcopale (significativamente importanti a motivo della struttura gerarchica della Chiesa), che si traducono in scelte ed indirizzi condizionati, oltre che dalle direttive curiali anche dal carattere personale, dalla formazione ricevuta, dall’ambiente di provenienza, dagli eventi a volte drammatici che ciascun presule si è trovato ad affrontare. Particolarmente drammatico a questo proposito fu il sisma del 1976, che vide la Chiesa in primo linea di fronte alla tragedia. Il necessario e mutevole rapporto con la politica attraversa fasi molto diverse, dal tentativo di ricavarsi uno spazio autonomo pur all’interno delle coordinate del Regime al legame forte con il partito della Democrazia Cristiana nel dopoguerra, fino al suo superamento davanti al complessivo riassetto del sistema politico italiano. La grande novità rappresentata dal Concilio e dalla sua applicazione, negli anni della contestazione, pone la Chiesa davanti a sfide inedite che mettono in discussione molti dei paradigmi tradizionali; la società, anche quella friulana, si va secolarizzando rapidamente; la Chiesa si trova in difficoltà davanti a questi cambiamenti (si pensi solo alla crisi delle vocazioni sacerdotali).

Da questa lettura emergono soprattutto la posizione «ufficiale» della Chiesa nei confronti della società contemporanea e le linee della sua azione pastorale, l’attività del clero come pure il coinvolgimento del laicato, il ruolo emergente e controverso della donna. Fra gli altri si evidenzia il tema dell’identità friulana che si concretizza sul piano ecclesiastico nella traduzione della Bibbia e nella predisposizione di un messale in lingua friulana e sul piano civile nel sostegno alla richiesta popolare di istituire un’Università friulana e a una riforma delle Regione in senso autonomistico.

La lettura del settimanale diocesano si colloca in una prospettiva particolare, che andrà poi messa a confronto con altre fonti e con altre ricostruzioni al fine di tracciare un quadro completo e complesso della storia friulana del Novecento. Il libro, di cui siamo profondamente grati all’autore, non ha infatti pretese di completezza, né potrebbe averne considerando che su ampi tratti di questo periodo storico molto rimane ancora da indagare. Si propone di ricostruire un punto di vista, di offrire una lettura sia pure parziale che contribui ad una visione più generale della società nel corso dell’ultimo secolo.

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