«La rivoluzione di Bonaparte cambiò il volto dell’Europa»



Non solo Dante, nel 2021: duecento anni fa, infatti, moriva Napoleone Bonaparte. E chi non ricorda almeno i primi versi («Ei fu. Siccome immobile, / dato il mortal sospiro…») dell’ode manzoniana Il Cinque Maggio? Ma, nel nostro territorio, un giorno significativo che riguarda il Grande Corso è anche il 14 marzo: l’anno è il 1797, quando egli giunse per la prima volta in Friuli durante la Campagna d’Italia. Abbiamo interpellato Diego Compagnoni, giovane consigliere comunale di Campoformido che da anni coltiva studi e anima iniziative per valorizzare la memoria napoleonica a noi più vicina.

Chi era il Napoleone giunto in Friuli nel marzo 1797?

«Un giovane generale al comando della sua Armata il quale, una volta sconfitto l’Arciduca Carlo D’Asburgo nella battaglia del Tagliamento, entrò vittorioso a Udine il 18 marzo attraverso porta Poscolle assieme al generale Bernadotte e, nello stesso giorno, raggiunse anche Palmanova».

Che cosa fu la Campagna d’Italia?

«Una scia di vittorie conseguite dal futuro imperatore, nonostante un esercito mal equipaggiato e lacero, a partire dal 1796 e fino al Trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797, che segnò l’inizio di una straordinaria ascesa. In pochi giorni Napoleone sottomise il territorio del Friuli e giunse fino a Gorizia, Gradisca e Trieste. Al tempo stesso, presero vita i primi sentimenti anti-francesi da parte della popolazione, vessata da richieste di tributi e dalla necessità di sostentare gli eserciti».

C’è un piccolo “5 maggio” anche nel 1797 friulano?

«Era il 5 maggio, in effetti, quando Bonaparte lasciò il Friuli, ma vi tornò presto, il 26 agosto, deciso a concludere le trattative di pace con l’Impero asburgico. Il giorno seguente prese alloggio nella Villa Manin di Passariano, residenza dell’ultimo Doge di Venezia, Ludovico Manin. Impaziente, Napoleone portò avanti le trattative fino a quando, l’11 ottobre, lanciò l’ultimatum ai rappresentanti austriaci a Palazzo Florio, a Udine: fu l’occasione in cui, a quanto pare, ruppe un prezioso vaso e se ne andò infuriato».

E poi?

«Di lì a pochi giorni tutto era pronto per la firma nella Casa di Bertrando Del Torre a Campoformio».

Perché proprio in quel piccolo villaggio?

«Era a metà strada tra Passariano, residenza del Bonaparte, e Udine, residenza della delegazione austriaca, in cui c’era anche il proprietario del vaso di cui sopra, ovvero il Conte di Coblentz, che si abbracciò con Napoleone in segno di pace dopo la firma con la quale si sigillò, fra le altre cose, la fine della millenaria storia della Serenissima, peraltro già da tempo in agonia».

Dopo la firma Bonaparte lasciò il Friuli. Ma vi avrebbe fatto ritorno?

«Sì, nel 1807, quando il Friuli era stato annesso da due anni al Regno d’Italia creato da Napoleone con viceré il nipote Eugenio De Beauharnais, da cui prende nome la via Eugenia (l’attuale Pontebbana), voluta dall’amministrazione napoleonica. Napoleone giunse a Palmanova il 9 dicembre e ad Udine il giorno dopo, ricevuto dal podestà Antonini e dalla popolazione in festa. Dopo le rassegne militari e altre celebrazioni in suo onore, tre giorni dopo ripartì verso Osoppo, Gemona e San Daniele, per poi lasciare il Friuli. Anche a Campoformido, per il suo passaggio, si fecero grandi preparativi, dettagliatamente descritti dal “Giornale di Passariano” del 18 dicembre».

Per quanto tiranno, Napoleone fu ed è ancora un riferimento per molti. Perché?

«In primis per l’eredità che ha lasciato in merito a numerosi aspetti della vita amministrativa e dell’organizzazione dello Stato, ma non solo. La rivoluzione napoleonica e lo stesso Trattato di Campoformio cambiarono irreversibilmente, con tratti anche positivi, il volto dell’Europa». —



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