La New York in bianco e nero di Paul Auster

Curata da Elena Cantori, progetto di EContemporary e Start Cultura e organizzata in collaborazione con il Comune di Udine, è un racconto della città di New York attraverso 90 immagini
Cristina Savi

«La prima volta che incontrai Paul Auster, a New York, nel 2014, stava cambiando una lampadina davanti a casa sua, a Brooklyn. Un’altra volta eravamo nel suo salotto, all’improvviso sparì senza dire nulla, tornando solo dopo diverso tempo, quando noi, ormai preoccupati ci stavamo chiedendo che fine avesse fatto. Mise sul tavolo un pacco con 14 dei suoi libri e ce li autografò uno a uno». Con gratitudine e con la consapevolezza del privilegio ricevuto, anche per quei momenti che rivelano la grande umanità dello scrittore americano mancato un mese fa, il fotografo friulano di origini toscane Euro Rotelli ricorda Auster, a tre giorni dall’apertura della mostra “New York, Paul Auster and me. Euro Rotelli solo exhibition”, che si inaugura giovedì, alle 18.30, a Udine, nella chiesa di San Francesco, dove rimarrà aperta fino al 7 luglio.

Curata da Elena Cantori, progetto di EContemporary e Start Cultura e organizzata in collaborazione con il Comune di Udine, è un racconto della città di New York attraverso 90 immagini, rigorosamente in bianco e nero, nate dalla rilettura e libera interpretazione dei libri dello scrittore newyorkese, prendendo spunto, in particolare, dalla celebre “Trilogia di New York”.

Lo stesso Paul Auster è stato coinvolto nel progetto e ne ha approvato il risultato finale. Un premio all’innegabile caparbietà di Rotelli nel voler portare a compimento un’opera non facile.

Che ha infatti avuto una gestazione lunga, sfociando innanzitutto in un libro, o meglio, un diario di viaggio, connubio tra street photography e letteratura, pubblicato nel 2023 da Postcart edizioni.

Si tratta di un raffinato travel book che accompagna anche l’esposizione, diventando una sorta di guida alternativa per visitare New York, lontana dagli schemi proposti dalle classiche guide turistiche. Un libro che sarà presentato nel corso della serata inaugurale, alla quale interverranno anche l’editore Claudio Corrivetti e lo storico della fotografia Giancarlo Torresani.

«Il libro glielo abbiamo spedito quando era in ospedale – racconta Rotelli – la sua assistente ci assicurò che glielo avrebbe consegnato non appena sarebbe stato meglio, ma ci aveva fatto capire che le sue condizioni non facevano ben sperare. Questa mostra, adesso, costituisce un ulteriore omaggio alla sua figura di uomo e di scrittore».

Rotelli ha incontrato Paul Auster cinque volte, la prima a Pordenone, nel 2009, quando lo fotografò in occasione del festival Dedica di cui lo scrittore americano fu protagonista.

Altre quattro volte, a New York, fra il 2014 al 2016. «Avevo visitato e fotografato più volte altre città nel corso degli anni, ma solo New York esercitava su di me quel magnetismo particolare. Poi, una sera, scegliendo dalla libreria un volume da leggere, mi capitò tra le mani “Trilogia di New York”. Rileggendo quelle pagine, mi appariva sempre più chiaro il pensiero che prima non riuscivo a definire: le parole e i personaggi di Paul Auster mi riportavano a situazioni e immagini che volevo realizzare. Mi tuffai a capofitto nei suoi libri, fino a uscirne ubriaco e confuso, ma con in mente un solo imperativo: ritornare in quella città....Il mio racconto fotografico – aggiunge - è fatto di sensazioni nel tentativo, come fa Paul Auster nei suoi libri, di indagare e, spero, capire questa città, unica e incredibile. È stato un vagare senza posa, fra un viaggio e l’altro, fra una stagione e l’altra, in luoghi reali e della mente, fra persone e cose, fra un dentro e un fuori, fino a confondere e annullare me stesso».

Il percorso fotografico accompagnerà lo spettatore fra le strade e i quartieri della città che non dorme mai, alternando foto, spunti di riflessioni del fotografo e rievocazioni dei personaggi del grande scrittore americano. Per rivelare, alla fine, che New York è una città non definibile, né comprensibile, fatta di contrasti e contraddizioni.

Ambiguità che Auster descrive e denuncia, mettendo a confronto nei suoi racconti la ricchezza e lo sfavillio dei grattacieli con la povertà e la miseria nascosta nelle pieghe di Manhattan, la follia virtuale dei suoi protagonisti con quella reale dei suoi abitanti, dove l’uomo si illude di costruire il proprio percorso, mentre invece si smarrisce nel suo stesso labirinto, dove rimane inevitabilmente prigioniero.

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