«Internet e le tecnologie un vero passo avanti nella democrazia»

udine. Internet, tecnologie digitali e partecipazione politica. Se ne parlerà in occasione della tavola rotonda “Innovazione democratica 2.0”, organizzata dalla scuola superiore dell’Università di Udine alla Fondazione Friuli, giovedì 13 giugno alle 10. Nel convegno si farà il punto, in occasione della pubblicazione del libro “Potere digitale” (Meltemi) di Gabriele Giacomini e con l’aiuto di autorevoli protagonisti del mondo accademico, sui nuovi centri del potere digitale e sulle esperienze civiche che coinvolgono a diversi livelli la cittadinanza. Tra i relatori Michele Sorice, professore di sociologia alla Luiss, con cui abbiamo scambiato in anteprima qualche battuta.
Professore, in che modo la Rete ha cambiato i processi democratici?
«Internet è un’arma a doppio taglio, ma è uno strumento con cui sono cresciute le opportunità di partecipazione, grazie soprattutto alle piattaforme di partecipazione democratica. Siamo passati dalle piattaforme inizialmente top-down, con cui le amministrazioni pubbliche interloquiscono con i cittadini, fino a piattaforme più inclusive, almeno in linea teorica, che sono quelle promosse da partiti, movimenti, associazioni e che prevedono per i cittadini la possibilità di partecipare attivamente ai processi decisionali e alla costruzione dei programmi e delle proposte degli stessi partiti».
Quindi tra queste anche la piattaforma Rousseau...
«Sì, ma prima di Rousseau ce ne sono state molte altre. In ambito urbano, per esempio, la rete Iperbole a Bologna, promossa e gestita dal Comune, e la rete civica di Milano, che sono nate negli anni Novanta e che sono in qualche modo già un pezzo di storia, sebbene nel frattempo siano state rinnovate e sono comunque ancora attive».
Cosa hanno rappresentato?
«Inizialmente hanno segnato l’apertura delle amministrazioni pubbliche locali a un rapporto più diretto con i cittadini; poi si sono evolute. Oggi la rete civica di Milano ha un suo spin-off che si chiama PartecipaMi, che funziona sia in senso top-down che in direzione bottom-up, in cui i cittadini possono fornire informazioni, partecipare al dibattito pubblico, fare proposte, votare, laddove questo è previsto, senza sostituirsi al Consiglio comunale, ma garantendo una costanza nella partecipazione, una partecipazione continuativa e non intermittente, cioè non limitata al voto una volta ogni cinque anni».
E le piattaforme dei partiti a cui accennavamo?
«I partiti usano le piattaforme per organizzare la propria attività sia sul piano della mobilitazione sia in funzione della proposta politica. Le piattaforme, cioè, possono essere usate anche per la definizione dei programmi o come strumento di monitoraggio dell’azione nelle assemblee elettive, come accade con Rousseau del M5 Stelle. Quest’ultima è la più significativa in Italia, anche se in realtà è stata preceduta da Airesis, che era la piattaforma che consentiva ai Meetup, struttura originaria su cui si fondava il movimento, di fare proposte e di organizzarsi. In realtà anche altri partiti hanno usato piattaforme di partecipazione: in Italia lo ha fatto il Pd, in Europa ci sono le esperienze di Podemos, diverse esperienze in Francia, le tante esperienze trasversali in Nord Europa».
Le innovazioni che insistono sulla democrazia non riguardano però solo la Rete, la tecnologia...
«La tecnologia è solo uno degli strumenti dell’innovazione democratica, ma ce ne sono anche altri che favoriscono e rinforzano le dinamiche della democrazia rappresentativa. La legge regionale della Toscana sulla partecipazione, ad esempio, prevede e consente la partecipazione dei cittadini alle decisioni in ambito territoriale. Dalla diga sul torrente alla costruzione di un parco giochi e così via. Attraverso le assemblee territoriali si può dunque creare dibattito pubblico, a prescindere dall’utilizzo della tecnologia digitale. Un buon esempio di innovazione democratica è l’integrazione fra le piattaforme digitali e l’apertura di spazi di democrazia partecipativa sul territorio. —
M.E.C.
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