Il ritorno delle "Friulane": il libro proibito che fece sorridere Caterina Percoto torna in edicola
Con il Messaggero Veneto l’opera di Giuseppe Marcotti. Un affresco di quindici secoli tra monache ribelli, doti matrimoniali e cronache rimosse per decenni

Due libri, un viaggio nei secoli, un solo filo rosso: le donne friulane. Madri e monache, spose e serve, litigiose e innamorate, amministratrici accorte e ribelli silenziose. In queste pagine la “Piccola Patria” si specchia nel volto delle sue figlie, restituite alla storia con vivacità narrativa e sorprendente modernità.
Esce domani il primo volume di “Friulane. Son qui narrate le figlie della Piccola Patria”, seguito il 20 marzo dal secondo, entrambi distribuiti in abbinamento con il Messaggero Veneto. L’opera, riproposta nella collana “Storie” del pordenonese Giovanni Santarossa Editore, riprende il titolo originale “Donne e Monache - Quindici secoli di vita friulana tra cronaca e storia”, pubblicato nel 1884 a Firenze da Giuseppe Marcotti. L’autore, figlio della borghesia udinese, fu giornalista di primo piano, corrispondente di guerra e collaboratore di testate come Corriere della Sera e La Nazione. Segretario della Società Dante Alighieri, dedicò anni allo studio delle usanze friulane.
L’editore Giovanni Santarossa non ha dubbi: «È il più grande affresco sull’universo femminile friulano che io abbia letto. Sfido chiunque a trovare un’opera capace di far capire chi siano state, come abbiano vissuto e quali battaglie abbiano combattuto». L’opera è «intrigante, sapida, strapiena di informazioni» e smentisce l’immagine di un Friuli femminile solo «triste e povero»: «Qui c’è gioia di vivere, ironia, capacità di reagire».
La genesi del libro è essa stessa un romanzo. Marcotti, concluso un lavoro che gli costò anni di ricerche, lo propose a tre stampatori udinesi. Ricevette risposte ufficiose ma nette: troppi capitoli sulla vita quotidiana nei monasteri friulani, troppe pagine capaci di creare tensioni con l’autorità ecclesiastica. «Se lo pubblichiamo perdiamo la committenza della Chiesa», gli fu fatto capire. Marcotti si irritò e portò il manoscritto a Firenze, affidandolo a Barbera, editore ebreo in rapporti non semplici con le gerarchie ecclesiastiche. Il volume arrivò comunque nelle librerie friulane, ma fu sequestrato. Tuttavia alcune donne riuscirono a procurarselo e ne fecero una lettura quasi riservata. Fra loro anche Caterina Percoto, che scrisse a Marcotti ringraziandolo: in un momento triste della sua vita, quelle pagine le avevano restituito il sorriso.
E che pagine. Nel primo volume, anno 1596, il monastero maggiore di Cividale è in subbuglio: giovani monache denunciano uomini sul tetto in corrispondenza del fumaiolo della cella di suor Domicilla. La badessa «trova un lampo di genio militare»: fa murare il fumaiolo mentre «nella cella si celebrano i misteri d’amore», intrappolando peccato e peccatori. Scoperto «nientemeno che il segretario del provveditor generale di Palma», l’uomo si difende inventando una storia di mezzane e gentildonne. La monaca, con «cinismo esemplare», ammette di aver accettato il mercato perché non poteva «cavar danaro dai suoi parenti dei minuti piaceri». Altrove emergono le risse tra donne nei paesi friulani, punite con quaranta soldi di multa o con l’umiliazione pubblica della “botaficolo”, una grossa pietra appesa al collo da esibire in piazza nel giorno di mercato. Non solo disciplina sociale, ma termometro di comunità vive, conflittuali, tutt’altro che mute.
Nel secondo volume c’è anche la corrispondenza fra il notaio udinese Bellone e il pretendente veneziano della figlia, il professor Robortello. È una trattativa economica serrata, una vera “vendita” mediata dal linguaggio dell’onore. Il padre ammonisce: «Se le condizioni non ti dispiacciono, vieni subito da me: vedrai mia figlia, che è già matura e stabilita di forme e sta bene di salute». E ancora: «Se poi credi di esigere maggior dote, non ti occupare più di mia figlia». Denaro, reputazione, calcolo affettivo si intrecciano in un carteggio che illumina il sistema dotale e la mercificazione matrimoniale.
Dalle serve di casa alle prostitute, dalle contesse che difendono castelli alle monache che lottano per i propri diritti, dalle cucine alle celle conventuali, l’affresco parte da Aquileia e arriva a fine Ottocento. «È un libro che svela - conclude Santarossa - e che restituisce alle friulane la loro voce». Oggi, finalmente, senza sequestri.
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