Il Friuli e il Messaggero nel ricordo-racconto di Sergio Gervasutti

Presentato in Provincia il libro “Quando c’erano i giornali” Medeossi: «Una testimonianza professionale e umana»
Di Silvano Bertossi
Udine 14 Marzo 2016 libro gervasutti Foto Petrussi Turco Massimo
Udine 14 Marzo 2016 libro gervasutti Foto Petrussi Turco Massimo

C’è ancora a Palmanova qualcuno, sempre meno per età, che ricorda il giovane Sergio Gervasutti, con il blocchetto degli appunti, alla ricerca di notizie di Palmanova da trasmettere ai giornali per fuorisacco o per telefono.

In quegli anni, con lo spirito audace e garibaldino, ha dato un calcio al posto fisso, da impiegato all’ospedale di Palmanova che è la sua città natale, per intraprendere la strada del giornalismo che gli pulsava dentro.

Sarà stato il papà, sior Gino, che lavorava nella tipografia di Antonio Visentin, sarà stato quell’odore di piombo e di carta che annusava quando andava dal genitore, saranno state quelle vecchie linotype, rumorose come piccole mietitrebbie, che stampavano volantini o santini per comunioni e cresime, che hanno stregato Sergio e lo hanno spinto sulla via … della carta stampata, lontana anni luce da quella moderna. Da quelle righe dei block notes Gervasutti ne ha fatta di strada. Giornalista praticante e poi professionista, nel 1960. Dal 1970 al 1972 è stato a capo della redazione udinese del “Gazzettino”, dopo il vulcanico Leone Comini, rientrato in Friuli dopo importanti esperienze giornalistiche.

Gervasutti ha capito che quella, e solo quella, era la sua strada e, nel giornalismo, lavorando sodo senza risparmiarsi, ha percorso tutte le tappe di una carriera che comprende un arco di oltre mezzo secolo. Da corrispondente di provincia a redattore, capo cronista, inviato speciale, vicedirettore al “Gazzettino” con Gustavo Selva e, infine, direttore di quattro quotidiani tra i quali “Il Giornale di Vicenza” (1982- 84), dove ora direttore è il figlio Ario, “La Provincia di Como” (1987-90) finché, nel 1992, è stato chiamato a Udine a dirigere il “Messaggero Veneto” fino al cambio di proprietà del Gruppo Espresso. Ha poi appeso l’Olivetti Lettera 22 al chiodo? No, perché continua a sfornare libri e a essere presente, ogni giorno, con la sue “Noterelle”, rispondendo ai lettori del quotidiano friulano.

Tutto quel passato giornalistico con fatti e persone, retroscena di molte vicende che hanno segnato i cambiamenti del Friuli in questi ultimi cinquant’anni sono ora raccolti, descritti, commentati, con la complicità del figlio Luca, dirigente scolastico, nel libro-intervista, presentato ieri sera a Udine nella sede della Provincia, dall’emblematico e significativo titolo “Quando c’erano i giornali”, editore Chiandetti.

Dopo gli interventi di Francesca Musto, assessore provinciale, Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale, e del senatore Mario Toros, con il coordinamento di Elisa Mauro per la Chiandetti, è stato il giornalista Paolo Medeossi a illustrate le caratteristiche del libro che si basa su circa 200 domande fatte da Luca al padre Sergio.

Lo stesso Gervasutti, che ha parlato ieri sera assieme al figlio Luca, ha affermato che il libro intende essere una finestra aperta alla quale si è affacciato per testimoniare avvenimenti e ricordare persone che hanno segnato, in qualche modo, il lungo periodo dalla metà del secolo scorso all’avvio del nuovo millennio.

«Il libro - ha sottolineato Paolo Medeossi – è un po’ il racconto professionale, familiare e umano di un testimone che ha visto e vissuto gli eventi di questi ultimi cinquant’anni. Gervasutti ha dato un’impronta al Messaggero Veneto». Un’impronta che racconta anche il giornalismo di domani, come ha sottolineato l’attuale direttore Tommaso Cerno, chiamato a fine presentazione per un saluto: «Siamo vivi grazie alla storia del giornalismo, quella che ha visto direttori di serie A come Meloni e come Gervasutti. Da cui il giornale ancora oggi, sulla carta ma anche online e con la sua web tv, trae insegnamento. Portando il messaggio di ieri verso il domani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto