I teatri uniti sulla nuova legge: «Dobbiamo tornare al centro della politica culturale»
Alleanza tra Venezia e Roma, si cerca l’adesione di altre realtà. Beltotto, presidente Teatro Stabile del Veneto) : «Le decisioni non vengano calate dall’alto»

Roma e Venezia insieme. Il Teatro Stabile del Veneto e la Fondazione Teatro di Roma, due dei sette teatri nazionali italiani, hanno deciso di compiere un passo unitario nei confronti delle istituzioni per porre all’ordine del giorno la questione del teatro in vista della legge in preparazione. Ma di più, chiedono anche agli altri teatri nazionali di unirsi a loro in una riflessione comune, perché il teatro in questo momento sta bene, ma proprio per questo ha bisogno che il suo ruolo culturale sia riconosciuto.
Giampiero Beltotto – presidente del Stabile del Veneto – sottolinea innanzitutto la novità di questa iniziativa: «Che io sappia» dice «non era mai accaduto che due grandi teatri nazionali decidessero, con un atto formale sancito dai due consigli di amministrazione riuniti assieme, di approfondire la loro relazione in modo così strutturato. Roma e Venezia non sono teatri qualunque, rappresentano la storia del teatro e il fatto che si mettono insieme per cercare una strada comune è di per sé una bella notizia».
La strada da cercare non è solamente quella che porterà alla nuova legge. Beltotto amplia la visione: «La constatazione è che il teatro di prosa è trattato come la Cenerentola della cultura italiana. Invece i dati di botteghino, di abbonamento, la quantità di spettacoli raccontano di una crescita impressionante. Il teatro sta tornando ai fasti di un tempo. Quest’anno noi come Stabile proponiamo 80 spettacoli, 14 sono nostre produzioni e il pubblico risponde sempre meglio».
Ma a numeri in netto miglioramento sembra non corrispondere un aumento della considerazione nelle sedi istituzionali. «La domanda che poniamo alla politica» dice Beltotto «è semplice: dove sta il teatro di prosa nella politica culturale italiana? Non cerchiamo soldi, non ci piangiamo addosso, non cerchiamo prebende, poniamo però una questione culturale: il teatro è una priorità o non lo è, ci crediamo o non ci crediamo». Domanda centrale nel momento in cui si mette mano ad una legge sullo spettacolo. «Non abbiamo letto nessuna bozza e non ragioniamo su pettegolezzi» aggiunge Beltotto. «Quello che diciamo è questo: avete voglia di confrontarvi? Pensate di poter calare delle cose dall’alto senza confronto? E se così fosse, non pensate che sia sbagliato visto che si tratta di organismi in crescita?».
L’idea è quella di arrivare tutti uniti, come teatri nazionali, a un confronto con il ministro e il sottosegretario Mazzi che sta lavorando alla legge: «Già oggi sono partite le lettere che invitano tutti i teatri nazionali a gennaio a Venezia per fare il punto della situazione. Siamo molti diversi tra noi ma come Teatri Nazionali abbiamo tutti bisogno di capire dove si sta andando».
Nessuna polemica, assicura il presidente dello Stabile del Veneto: quello dei teatri di Roma e del Veneto vuole essere uno stimolo positivo, ma. L’obiettivo però è chiaro: «Faccio un esempio che rende l’idea. Quello che Luca Zaia ha fatto quando è diventato ministro dell’Agricultura non è stato elargire denaro, ma restituire alla agricoltura una centralità politica che aveva perso. Nel piccolo noi vorremmo che il teatro tornasse al centro dell’attenzione politica: non per noi, ma per la cultura italiana, per il pubblico che dimostra con le presenze di volere questo».
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