I ritratti di Stefano Missio approdano al Pompidou di Parigi

Il fotografo udinese ha immortalato quarantacinque registi. «Così metto al sicuro l’immateriale». C’è anche un volume

Fabiana Dallavalle

In vent’anni di carriera ha incontrato 250 registi e tra pochi giorni i suoi scatti saranno in mostra al Centro Pompidou a Parigi.

L’udinese Stefano Missio realizza così il sogno che era “in cima ai miei desideri”, attraverso una mostra “45 foto di Stefano Missio” e un libro “Le mie stelle – 45 cineasti del reale” (Cineteca di Bologna).

Missio che ha studiato cinema alla Sorbona di Parigi e si è diplomato al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, documentarista e fotografo fa risalire all’infanzia, ai racconti della nonna legati alla storia del Friuli, il desiderio che sta alla base della sua professione: mettere al sicuro l’immateriale.

«La mia infanzia è stata costellata da racconti della mia famiglia. In queste narrazioni, la microstoria inevitabilmente si incrociava con la Grande Storia.

Il Friuli, dove sono nato, è stato per secoli terra cerniera tra civiltà e popoli differenti e teatro di dolorose guerre.

Affascinato dai racconti che coinvolgevano la mia famiglia, sia quella paterna che materna, provai qualche volta ad interrogare i miei genitori, ma capii che poco sapevano di queste vicende.

Lì capii l’urgenza di fissare i racconti, di salvare un patrimonio immateriale famigliare dall’oblio».

«Anni più tardi – prosegue il fotografo friulano – avvertii questa stessa urgenza quando ero uno dei sei allievi della scuola di cinema di Roma e feci l’impossibile per realizzare un documentario su un film di Joris Ivens censurato e scomparso perché parlava di argomenti scomodi.

Ancora una volta provai il bisogno di fissare una ricchezza di sapere che è in pericolo, che sta per perdersi. E di fissarla su un supporto, pellicola o nastro o file che sia.

«Il progetto che ora mi è stato chiesto per il Pompidou è iniziato molti anni fa quando ho cominciato a fotografare dei colleghi e dei cineasti di cui amavo particolarmente il lavoro – racconta il professionista udinese– . Più tardi, ho sentito il bisogno di non autolimitarmi al mio Paese.

Il risultato alla fine è meraviglioso: ti sembra di lottare contro il tempo, di poterlo ricostruire in uno spazio tuo, di abbracciarlo un po’ tutto e di far stare insieme registi che forse non si sono incontrati mai».

La mostra di Missio celebra i 45 anni del Festival “Cinema du rèel”, fondato da Jean Rouch. «Le fotografie – conclude – sono inedite e mai viste prima in pubblico, editate nel libro che non è un catalogo ma un approfondimento alla mostra.

Sono state incorniciate a Udine, da Gianni Contin (punto di riferimento di grandi nomi della fotografia friulani, dal profilo internazionale)».

Ma si “parlerà friulano” anche al vernissage. «All’inaugurazione avrò vicino a me gli amici che rappresentano un’eccellenza della mia terra».

Vini, formaggi e grissini al mais che provengono dalle Valli del Natisone e dalla Carnia

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