I campioni degli scacchi si sfidano in Carnia: c'è anche un leggendario campione ucraino

FORNI DI SOPRA. Sono tra le Dolomiti della Carnia, in un paese dove il tempo pare si sia fermato, rimanendo in un contesto a misura d’uomo, dove il telefono non è un’estensione del corpo e i saluti tra passanti sono un piacevole sottofondo da ascoltare passeggiando tra le vie di Forni di Sopra.
Scendendo verso il fondo delle scie trovo un complesso sportivo stranamente silenzioso, la curiosità è tanta e non si può fare a meno di entrare a curiosare. Eccoli, 130 giocatori intenti a pensare, ragionare, riflettere davanti a delle scacchiere.
Incuriosito chiedo informazioni, mi dicono che è in corso un torneo internazionale e i giocatori vengono dai quattro angoli del mondo: Singapore, India, Colombia, Stati Uniti, Perù, Argentina. È un vero e proprio giro del mondo, un caleidoscopio di culture, lingue, tradizioni e con alla base la stessa passione: il gioco degli scacchi.
La mia stessa passione, lo stesso gioco-sport-rompicapo al quale ho dedicato tanto tempo sia come giocatore che come scrittore.
In religioso silenzio comincio a girare per i tavoli, vedo delle scacchiere con dei cavi attaccati, mi dicono che servono per trasmettere online le partite e farle vedere a kilometri di distanza, che gran cosa la tecnologia.
Chissà cosa ne avrebbe pensato Malik Mir Sultan Khan, il protagonista del mio ultimo libro, nel vedere così tanti ragazzi del suo Paese d’origine, l’India, che hanno attraversato il mondo con l’obiettivo di conquistare titoli internazionali.
Essendo stato sempre affascinato dalle culture orientali, mi ritrovo a studiare le espressioni del viso di un bambino di origine indiana che non arriva neanche alla scacchiera per quanto è piccolo.
Sulla fronte, probabilmente dalla madre, gli è stato apposto un tilaka (il puntino rosso tra gli occhi), per proteggerlo durante le partite e dargli conforto spirituale. Effettivamente sembra molto sereno nonostante stia affrontando avversari di grande esperienza.
Pochi passi più in là vedo un gruppo di persone totalmente assorto nel cercare di decifrare le mosse di due giocatori; per non essere da meno mi avvicino anche io, davanti a me trovo lui, la leggenda degli scacchi, il Grande Maestro ucraino Vassily Ivanchuk.
Per chi è un appassionato di scacchi come me, ma gioca modestamente, ritrovarsi al cospetto di un giocatore che da oltre trent’anni è sulla cresta dell’onda, è un po’come tornare bambini ed incontrare il proprio idolo. Le storie e gli aneddoti su di lui sono tantissimi, ma averlo qui, nella mia regione, è un sogno che si avvera.
Ivanchuk non è un giocatore come gli altri, ha un atteggiamento serafico, tra una mossa e l’altra passeggia tra i tavoli distribuendo sorrisi ai giocatori che lo guardano con ammirazione.
Quando torna a sedersi alla scacchiera per pensare alla strategia da mettere in atto, lo si vede distogliere lo sguardo dalle caselle, lui preferisce guardare le montagne, buttare un occhio sui piani messi in atto dai suoi vicini di postazione.
Chissà cosa penserà di noi che stiamo lì imbambolati a guardarlo, d’altronde non capita tutti i giorni di avere davanti ai propri occhi chi ha cambiato la storia di uno sport vecchio ormai migliaia di anni.
La voglia di andare da lui e riempirlo di domande è tanta, purtroppo, però, non mi è possibile interrompere la partita, combatto la tentazione di andargli vicino e chiedergli di raccontarmi la sua vita, di guidarmi nella vita di uno scacchista con la S maiuscola.
Fino ad ora i miei studi sui grandi protagonisti del mondo degli scacchi non hanno mai avuto la possibilità di avere un confronto diretto, non sono mai iniziati con un’intervista o una chiacchierata davanti ad un caffè.
Mi piacerebbe molto scrivere un libro su di lui, parlare per ore come un fiume in piena e ritrovarci come due vecchi amici che raccontano la propria vita dopo essersi persi di vista.
Purtroppo per me è giunta l’ora di rientrare e questa chiacchierata tanto desiderata dovrà attendere un altro giorno, vado via a cuor leggero, so che – il mio ormai amico Vassily– resterà in Friuli fino a domenica, che fino a quel giorno lui sarà qui, a pochi minuti da casa mia, e potremo raccontarci ed ascoltarci in questo paese che sarà custode del mio sogno realizzato. –
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








