Gusti e colori d’autunno al Castello di Susans

MAJANO. Nato non per la guerra ma per l'ospitalità e per i piaceri della campagna, il castello di Susans, edificato nei primi del Seicento da Fabrizio di Colloredo per ricrearsi dopo le fatiche della corte Medicea, echeggia ancora dei suoni dei corni al rientro delle battute di caccia, e delle voci festose degli incontri conviviali. E in continuità con questa sua vocazione, per l'iniziativa Castelli aperti apre i suoi battenti alle delizie dell'Autunno, i cui colori ora dipingono anche il bel giardino di recente impianto che lo circonda, tra alberi secolari e rose rifiorenti. Per la sola giornata di domenica 5 ottobre Susans ospita una selezione di dipinti, dal Barocco al Novecento, tra nature morte, allegorie, composizioni di figura, ispirati al tempo delle vendemmie e quindi del piacere della raccolta dei frutti della terra, delle tavole imbandite, delle abbondanti libagioni ma anche delle bevande calde e corroboranti come la cioccolata o il caffè. La mostra infatti oltre ai piaceri della vista, fa leva sulle delizie del palato, in quanto a ogni visitatore, oltre a visite guidate non-stop, verrà offerto uno specialissimo "obolo" di benvenuto, a sottolineare il piacere dell'accoglienza, creato apposta per Susans dalla cioccolatiera Adelia Di Fant, che presenterà nelle stesse sale lo spettacolo variegato, nei colori e nelle forme, rigorosamente ispirato all'Autunno, delle sue creazioni. Carlo Goldoni definisce la cioccolata "bevanda grata, dolce licor", e probabilmente nel suo soggiorno udinese non se la fece mancare, da buongustaio appassionato anche di Picolit, e le sue commedie mettono in scena i rituali in voga nella Venezia del Settecento immortalati dai pittori dell'epoca più attenti al realismo e alla vita contemporanea tra cui Pietro Longhi e il Piazzetta, alla cui scuola si formarono Maggiotto e Dall'Oglio, entrambi presenti in mostra. L'uno, autore di una scena dove la bella cameriera, dopo aver servito dal bricco "la bevanda degli dei", come veniva chiamata la cioccolata che proprio nel Settecento si fece strada come bevanda di compagnia contendendo il primato al caffè, nella chicchera di porcellana dal bordo oro all'avventore che ci da di spalle, si rivolge al giovane che la sta scrutando con la lente, ad alludere al senso della vista che si combina qui con quello del palato, mentre una luce morbida si espande dall'incarnato alle vesti e alle maniche a sbuffo. Dall'Oglio ci offre una scena galante e sensuale, dove due giovani con una gestualità salottiera esibiscono biscotto e calice di vino volgendosi l'uno verso l'altro. Uscendo dai salotti, a Venezia, quando si avvicinava la stagione fresca per le calli si udivano le grida del venditore della polenta fumante, e a farci sentire i profumi dell'Autunno è Giulio Carlini, pittore accademico presto convertito alle tematiche tratte dalla vita popolare a metà Ottocento: sul banco pesce fresco, selvaggina e un grande calderone ribollente tra il via vai degli avventori, intenti a procurarsi un pasto caldo da consumare anche per la calle, un vero take away. In mostra anche nature morte, dove troneggiano i prodotti tipici della stagione autunnale, uva, ortaggi, funghi, zucche e cacciagione, di cui a fine Ottocento Emo Mazzetti fu un virtuosistico interprete, seguito, sempre in ambito veneziano, da Sogaro che gioca sulle trasparenze delle coppe colorate di vetro di Murano traboccanti di uva e frutta. Non manca la presenza di artisti friulani, che come da tradizione venatoria mostrano i frutti del carniere, quali Umberto Martina, che dispone la cacciagione accanto a una buona bottiglia di vino, o Maria Elena Jaccuzzi Bornancin, una pittrice attiva negli anni Trenta dimenticata ma di abile maestria nel comporre fagiani e pernici, sotto una luce che ne esalta i piumaggi riflettendosi su un lucente piatto di rame. Natura morta che si vena di tratti metafisici nelle virtuosistiche tele di Ugo Celada da Virgilio, interprete del realismo magico. Ma a suggellare i piaceri della stagione dei raccolti e delle messi, l'allegoria dell'Autunno interpretata da Bacco, in versione friulana, con il suo corteggio di gaudenti, troneggia nella spettacolare e monumentale tela dipinta nel 1925 da Giovanni Napoleone Pellis che riassume nell'allegria contagiosa innaffiata da abbondanti libagioni il piacere della convivialità di questa stagione. A propiziarci, ci auguriamo, un fruttuoso, personalissimo, raccolto per l'anno che volge, come la sera che circonda la scena, al suo fine.
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