Friuli Storia premia i saggi sulla lotta contro la mafia e i bombardamenti aerei

Appuntamento nel Salone del Parlamento del Castello. Parlano i vincitori del concorso. Coco: «Dalla Chiesa oggi avrebbe più sostegni». Hippler: «Guerre con l’intelligenza artificiale»

Valerio Marchi

Appuntamento giovedì 28 settembre a Udine, alle 18, nel salone del Parlamento del castello e con la conduzione del giornalista Massimo Bernardini, per la cerimonia di consegna del Premio Friuli Storia 2023 ai due vincitori ex aequo, che abbiamo intervistato: sono Vittorio Coco (“Il generale dalla Chiesa, il terrorismo, la mafia”, Laterza) e Thomas Hippler (“Il governo del cielo.

Storia globale dei bombardamenti aerei”, Bollati Boringhieri).

A Vittorio Coco abbiamo chiesto innanzitutto se riesce a ipotizzare come si comporterebbe dalla Chiesa nell’attuale situazione siciliana.

«È sempre arduo immaginare il comportamento di determinati personaggi in contesti così diversi dai loro. Credo tuttavia che dalla Chiesa potrebbe esprimere grande soddisfazione per il fatto che, ispirandosi alla sua metodologia, siano stati ottenuti successi importanti, non ultimo la cattura di Matteo Messina Denaro».

Ritiene che oggi il generale godrebbe di una rete di sostegno migliore rispetto al 1982?

«Certamente. All’epoca si era ancora in una fase iniziale dello sviluppo del movimento antimafia e la percezione del fenomeno mafioso era molto diversa da quella odierna. Adesso, proprio grazie a dalla Chiesa, disponiamo di strumenti assai più efficaci per contrastare la mafia. Non solo, ma chi conduce quest’azione gode di un sostegno dell’opinione pubblica che non è minimamente paragonabile a quello di quarant’anni fa».

C’è qualcosa della sua ricerca che rivedrebbe o approfondirebbe?

«Si vorrebbe sempre avere la possibilità di ritornare su qualche aspetto di una ricerca conclusa. Rispetto a questo lavoro esistono tanti margini per ulteriori approfondimenti, sia per la possibilità che emergano nuove fonti sia perché si potrebbero seguire meglio alcune delle tante vicende legate alla carriera di dalla Chiesa».

Di cosa intende occuparsi prossimamente?

«Nell’immediato continuerò ad occuparmi di polizie (intese in senso generale), ritenendo questo un punto di osservazione interessante sul rapporto tra Stato e società: non solo per l’età repubblicana, ma anche per periodi precedenti, come quello fascista (che ho già indagato) o, andando più indietro ancora, quello liberale».

Qual è la sua conoscenza del Friuli?

«Sono stato in Friuli varie volte per motivi di ricerca, occupandomi di strutture speciali di polizia nel periodo fascista. A Trieste ho consultato la ricca documentazione relativa all’Ispettorato di Ps per la Venezia Giulia, istituito nel 1942 in funzione antipartigiana».

Con Thomas Hippler abbiamo iniziato chiedendogli, in merito alla sua postfazione, quale sia fra quelle che ha elencato la più rilevante novità degli ultimi dieci anni sullo scenario internazionale, e se ne aggiungerebbe altre.

«Due cose mi sembrano decisamente nuove. La prima è l’emergere di sistemi di guerra autonomi, alimentati dall’intelligenza artificiale. Sinora, anche con gli armamenti tecnologicamente avanzati, era comunque un uomo a prendere la decisione circa il bersaglio e, in definitiva, chi uccidere. Ciò potrebbe cambiare con la comparsa di sistemi autonomi: l’uomo potrebbe diventare, per così dire, un’appendice del sistema tecnologico. Il secondo fattore che appare come una novità è l’emergere di un competitore sistemico delle potenze occidentali che sono sotto egemonia statunitense e delle loro idee di democrazia liberale. Oltre all’ascesa della Cina quale “rivale sistemico”, stiamo assistendo, dalla guerra in Ucraina in poi, alla possibile formazione di un blocco non-occidentale, che cerca di promuovere la sua visione di “multipolarità” sulla scena mondiale. In ogni caso l’ordine mondiale unipolare degli ultimi trent’anni è finito».

E se dovesse scrivere il suo saggio oggi, un decennio dopo l’edizione originale, manterrebbe lo stesso titolo?

«Sì. Il titolo è il frutto di un dialogo con un mio caro amico italiano – e di un po’ di vino rosso, per essere sincero – e fu proprio lui che lo ideò, in lingua italiana! Ciò che mi piace è che esso può essere inteso in modi diversi, e questa ambiguità si sposa perfettamente con quella del diverso ordine mondiale di cui tratto».

Qual è la sua conoscenza della nostra regione? È già stato qui?

«Mi considero molto fortunato ad avere avuto l’opportunità di vivere alcuni anni in Italia. Ho viaggiato molto nel vostro Paese, ma l’area che conosco meno è il nordest. Ho visitato Venezia, naturalmente, ma non sono mai stato nella vostra regione: non a Udine, neppure a Trieste... Perciò sono davvero felice di questa occasione».

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